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Bem Feito e Ourives: l’agribusiness visto dalla parte delle vittime

 

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La storie e la situazione del “povoado”, villaggio, “Bem Feito” e della fazenda “Ourives” sono molto simili tra loro e riconducibili ad un unico, grande fenomeno, che è la fame di terre coltivabili da parte dell’agribusiness mondiale. Siccome il capitale non si preoccupa normalmente con “gli effetti collaterali”, ma guarda semplicemente al suo tornaconto economico, succede che le terre brasiliane, o argentine, o indonesiane, data la fragilità politica ed economica di questi paesi, sono particolarmente allettanti, semplicemente perché sono come la gallina dalle uova d’oro per i capitali finanziari in cerca di nuove rendite.

whatsapp-image-2018-02-02-at-10-52-22Ci troviamo nella zona centro-meridionale dello stato del Maranhão ad una distanza di circa Km. 150 l’uno dall’altro. Entrambi si trovano dentro le aree di “cerrado” interessate dal grande progetto governativo denominato “MATOPIBA”. Bem Feito con buona probabilità, originariamente, era un “quilombo”, ovvero quelle terre date agli schiavi, a seguito della “Legge Aurea”, che nel 1888 dichiarò la schiavitù abolita anche in Brasile. Purtroppo, a causa delle manipolazioni degli atti notarili, non siamo ancora riusciti a risalire fino a tanto. I dati in possesso della CPT-Grajaú (Pastorale della terra) risalgono fino al 1982, quando l’antico proprietario, Luis Ribeiro dos Santos, nel dividere la proprietà tra gli eredi, fu ingannato da un avvocato ben noto per i suoi traffici illeciti e già ucciso da una delle sue vittime.

Questo avvocato, all’insaputa del proprietario, intestò ad un suo prestanome (pistoleiro?) 970ha. I legittimi eredi, inesperti ed analfabeti, non si preoccuparono con le questioni legali e continuarono a coltivare a regime familiare quest’area. Tra l’altro una figlia di Luis Ribeiro, viva e ultraottantenne, continua ad abitare quella terra, con figli, nipoti e pronipoti. Improvvisamente nel dicembre del 2015, un faccendiere dai tratti mafiosi, Luis do Gerson, molto noto nella regione, assieme ad un suo socio, comincia a “visitare” il villaggio, comunicando la compra di quella terra ed il suo desiderio che venga al più presto liberata. In effetti questa attività dei faccendieri è chiamata “pulizia”, nel senso che le imprese finali chiedono ai faccendieri di togliere dalle terre ogni presenza umana, soprattutto “posseiros”, che potrebbero aprire spiacevoli contenziosi legali.

Le famiglie, disorientate ed all’epoca divise tra di loro, resistono in modo confuso e con il solito senso d’inferiorità. Contattano anche l’avvocato del Sindacato rurale, che però, di solito, fa sempre di tutto per non scontrarsi con certi personaggi. In fin dei conti lui deve continuare a vivere lì…

Per caso Raimundo, il più determinato dei contadini, incontra in Commissariato il funzionario della CPT-Grajaú, Raniere, nel febbraio 2016. Da quel momento noi della CPT assumiamo l’accompagnamento del caso, innanzitutto a livello giuridico, offrendo l’avvocato, e poi con tutta una serie d’interventi, che vanno dal supporto alimentare, dovuto all’impossibilità della semina nell’inverno 2016-2017, al pagamento degli innumerevoli spostamenti delle persone coinvolte nella vicenda. Per il momento c’è un processo in andamento, per determinare gli aventi diritto alla terra. Ciò nonostante i presunti proprietari, oltre a proibire ai contadini di seminare, hanno già realizzato imponenti opere di disboscamento, per preparare future piantagioni.

Nel dicembre 2017, all’inizio dell’inverno amazzonico, Raimundo ed un suo parente avevano deciso di sfidare i “grileiros”, seminando circa un ettaro di terra, per aver di che mangiare nella prossima stagione secca; ma i “grileiros” hanno mandato dei trattori ad arare tutto il seminato ed hanno minacciato di morte Raimundo, se avesse provato a seminare un’altra volta. Per questo motivo Raimundo è stato inserito nel programma di protezione, previsto dalle leggi brasiliane. Al di là della precarietà di questo programma, rimane il fatto che lui e la sua famiglia non potranno contare sul frutto delle loro coltivazioni, bensì vivere di espedienti e di elemosine. Grazie agli aiuti dall’Italia, noi come CPT-Grajaú, abbiamo garantito il necessario sostegno economico, per far fronte a questa emergenza.

Situazione analoga è quella della fazenda “Ourives”. Questa è un’area di circa 10.000ha formalmente di proprietà dello Stato del Maranhão, ma, come spesso succede, praticamente alla mercede dei più egoisti e spregiudicati. Già negli anni ottanta era stata oggetto di “grilagem”, appropriazione indebita di terra pubblica”, da parte di alcuni grossi proprietari. A causa di alcune azioni giudiziarie, desistettero dai loro propositi. Essendo l’area improduttiva, piccoli gruppi di contadini senza terra cominciarono ad occuparla ed a coltivarla per la lor sussistenza. Da questo processo nacquero diverse associazioni di piccoli agricoltori, coinvolgendo circa cento settanta famiglie. Improvvisamente nel secondo semestre del 2016, apparvero delle imprese terzierizzate, con tanto di “vigilantes” al seguito, che, esibendo documenti di proprietà intestati alla multinazionale “Camburi” con sede legale a San Paolo, davano poche settimane di tempo per liberare l’area, come è di costume…

Approfittando di un momento di assenza dei contadini residenti, nel dicembre 2016 entrarono con ruspe e trattori, distruggendo tutte le case dei contadini e le loro piantagioni. Ovviamente minacciando chi si fosse arrischiato ad rientrare nell’area. A partire da quel momento, una parte delle famiglie si trasferì provvisoriamente presso parenti ed amici nella città di Barra do Corda; mentre altre si accamparono fuori dalla recinzione della fazenda. Anche in questo caso, quando siamo giunti a conoscenza della situazione, siamo intervenuti e continuiamo ad intervenire, per far fronte, sia alle necessità di tipo economico, sia all’assistenza socio-giuridica, che sempre necessitano queste situazioni.

Prima di concludere, è bene ricordare che queste terre, assieme a circa altri 73.000.000ha, fanno parte del grandioso progetto MATOPIBA, acronimo dei quattro Stati brasiliani coinvolti: MAranhão, TOcantins, PIauì e BAhia. Queste terre del “Cerrado”, tutte con vizi di tipo catastale, o notarile, devono essere rese disponibili per fondi d’investimento, o grandi produttori agricoli, per alimentare il grande mercato mondiale delle commodities.

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