don Marco è a Riace per vivere e assaporare un sogno…

attraverso i suoi occhi, i suoi pensieri, il suo cuore intriso di sentimenti di commozione-nostalgia- amarezza e speranza ci fa dire che “Un altro Mondo è possibile” tocca a noi costruirlo e mantenerlo in vita.

buona lettura

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Provo a scrivervi le prime e superficiali intuizioni, da qui, da Riace-Città Futura, come è stata ribattezzata da Mimmo Lucano e dai suoi seguaci. Vi confesso che sto facendo una fatica enorme a tradurre in linguaggio, in parole, l’affastellarsi d’intuizioni e di sentimenti, che questa realtà suscita in me. Troppi richiami e troppi legami con il mio Maranhao…

Provo a partire dal luogo dove mi trovo a scrivere al computer. Sono nel “Palazzo Pinnarò”, segno di antichi fasti, appartenente ad una delle due famiglie nobili della città. Di quel passato, oltre alla struttura piuttosto fatiscente, è stata conservata come cimelio la sala dove uno degli eredi, medico del paese, riceveva i pazienti. L’ufficio, dove mi trovo, era la sala d’attesa, ora trasformata in ufficio dell’Associazione “Città Futura”. Davanti a me un dipinto, dove domina un Che Guevara piuttosto severo, ma proiettato con lo sguardo verso il futuro, non su di me, grazie a Dio.

Questi accenni fugaci spero possano servire per far capire il sogno, che ha attraversato per qualche anno questo borgo, sperduto alle soglie dell’Aspromonte, e che ora cerca di resistere come le ginestre che compongono il suo paesaggio naturale.

Non ho ancora visitato Riace marina; ma passando, mentre arrivavo, mi è parsa tutta un’altra cosa: è un piccolo riflesso della modernità e del progresso della dittatura dominante. Cemento, asfalto, speculazione edilizia, guadagni facili da spendere in un’evasione permanente. Per non pensare, mai…

Riace antica negli ultimi 4-5 anni ha ripreso il ciclo mortale, che attraversa tutti questi borghi, se amministrati secondo i criteri del consumismo e del materialismo edonista. E la testimonianza più emblematica al riguardo viene proprio da quei piccoli commercianti, che ancora qui resistono e, loro malgrado, attestano la differenza tra prima e dopo Mimmo Lucano. Infatti, guardare una realtà con gli occhi di Utopia è molto più che amministrarla, o peggio ancora sfruttarla. 

Ultimo dettaglio, un “sogno” per essere reale, deve essere collettivo, comunitario; viceversa, come recita una bella musica delle CEBs, ciò che si sogna da soli rimane solo un sogno, non diventa realtà… Questa è la finalità dell’abbondante produzione culturale disseminata per le vie di Riace, ma ormai conservata solo nel Villaggio globale. Infatti, il revisionismo della giunta leghista ha cercato di cancellare ogni memoria del sogno, coltivato fino a qualche anno fa. Infatti il Villaggio globale, la parte più antica e abbandonata dove molte case fatiscenti erano divenute abitazioni per i migranti, cerca di resistere e conservare i simboli dell’Utopia coltivata per anni.

Ecco, questo è stato il sogno, che ha aleggiato su Riace per una quindicina d’anni: usare i soldi per l’accoglienza e l’assistenza sociale, per rendere abitabile questa realtà destinata all’estinzione. Anche negli anni d’oro probabilmente Riace poteva sembrare il regno della demagogia. Infatti, ai nostri occhi ormai malati sarebbe apparso lo scarto tra i nomi fantasiosi dei vari progetti e le reali condizioni di vita dei suoi abitanti. Ma la risposta più eloquente a questo falso dilemma era la scelta dei migranti di rimanere liberamente a Riace e la tristezza profonda di doverla lasciare, per riprendere la dura lotta per la sopravvivenza.

Dalla periferia occidentale del Pianeta Riace ci dice, che “Un altro Mondo è possibile”; ovvero si può vivere, non solo sopra-vivere su questa Terra, vivendo secondo criteri e valori altri rispetto al nostro consumismo edonista. Anzi, probabilmente è proprio questa possibilità che ci spaventa ed ha scatenato questa inaudita  violenza. Infatti, come dice il Libro della Sapienza, il Giusto, per il solo fatto di vivere secondo Giustizia, è un richiamo vivente per gli ingiusti e scatena la loro furia omicida. 

Qui a Riace finora non ho percepito aria di presunzione e di compiacimento, per essere il modello ideale di vita. Invece, quello sì, un grido soffocato cerca di uscire, nonostante si cerchi di reprimerlo in tutti i modi: Perché noi non possiamo esistere? Perché non possiamo vivere in modo alternativo rispetto alla logica dominante? Di cosa avete paura?

Esattamente questa è la domanda: di che cosa abbiamo paura? Di cosa hanno paura i burattini ai quali abbiamo affidato il compito di governarci?

Per ragioni di tempo e di spazio ho evitato intenzionalmente di entrare nei dettagli narrativi e nei limiti, che ho riscontrato. Ma cosa c’è di umano che non sia precario e contraddittorio? Da qualche parte esiste forse la perfezione?

Analogamente è troppo ingiusto ed arbitrario appellarsi alla Legge, per giustificare la violenza in atto. Solo Dio sa quante vittime ha fatto la Legge! Detto ciò, anche Riace, in quanto parte della famiglia umana, deve accettare di far parte di un Paese e di un Pianeta più grandi di lei.

Ma per poter fare ciò e poter maturare in questo confronto, deve innanzitutto esistere…

La sua estinzione sarebbe la prova inequivocabile del carattere totalitario del nostro Sistema economico e culturale.

pe. Marco 

Palazzo Pittarò