dal Brasile : Amazzonia, è «guerra» tra sviluppo e ambiente
Inviato da danielafavena [ 12/11/2011 9:21:51 ] letti 113.
Il “gigante” si farà. Lo ha deciso il Tribunale federale di Brasilia. I lavori per la costruzione della mega-diga di Belo Monte potranno partire senza una preventiva consultazione delle comunità indigene. I giudici hanno respinto la richiesta di sospensione presentata dal fronte ambientalista che si batte contro il faraonico progetto.
E denunciano il forte impatto che questo avrà sull’Amazzonia brasiliana Un’area di foresta che copre 9 Stati brasiliani (un territorio tre volte più ampio dell’Italia) e in cui vivono appena 24 milioni e mezzo di persone. Qui, il governo della presidente Dilma Rousseff ha deciso l’inizio di un nuovo ciclo di sviluppo e occupazione. Belo Monte – la terza centrale idroelettrica più grande del mondo – è solo una delle grandi opere in cantiere. Il pacchetto di investimenti, a cui partecipa anche il settore privato, somma oltre 212 miliardi di reais, più di 120 miliardi di dollari. Ovvero quanto speso nel 2010 in Brasile da tutti i Paesi del mondo.
Inviato da danielafavena [ 8/11/2011 20:49:46 ] letti 183.
Corre lungo la rete come una sorta di leggenda metropolitana, alimentata dai forum di studenti in cerca di lavori ben retribuiti per pagarsi gli studi. Vive soprattutto del passaparola tra chi già ha provato e chi ha disperato bisogno di soldi. Nell'Italia della crisi, quello delle cavie umane è un mercato fiorente, soprattutto nel nord della Lombardia, perché il maggior datore di lavoro sono le cliniche svizzere a cui le grandi case farmaceutiche si rivolgono per testare vecchi e nuovi farmaci su soggetti umani.
"La cura" è il viaggio all'interno di questo mondo, fatto di flebo, sonde, prelievi, farmaci da testare, ma soprattutto storie di famiglie che decidono di sottoporsi ai test per arrotondare, per restare a galla o semplicemente per avere uno stile di vita migliore. Dopo la lunga trafila per essere inserito nelle liste dei cosiddetti "volontari", il nostro inviato, con l'ausilio di telecamere nascoste, per un mese si è trasformato nella cavia di una delle 3 cliniche del Canton Ticino che recluta soggetti sani per i propri test, sottoponendosi a test ed esperimenti, per documentare una realtà conosciuta a una cerchia ristrettissima di persone. 1200 euro in cambio di 6 giorni di ricovero complessivi, un mese di stipendio da portare a casa in poche ore un mercato troppo ghiotto per chi è in difficoltà economiche. In cambio basta mettere a disposizione il proprio corpo e il proprio sangue, per testare gli effetti collaterali di un antiacido per lo stomaco e di un potente farmaco per le disfunzioni alla tiroide. Il servizio, realizzato da Federico Ruffo, che andrà in onda mercoledì 9 novembre alle 9.20 del mattino ad Agorà su Rai Tre.
(LaRepubblica- 08/11/2011)
Cavie umane in Svizzera per sfuggire alla crisi
LE DOMANDE, semplici e dirette, rimbalzano sui forum di tutta Italia: «Ciao, qualcuno di voi sa come posso fare la cavia per i farmaci in Svizzera?». Le risposte arrivano a pioggia, alcune sono allarmistiche. Altre, invece, sono precise e forniscono modalità indirizzi e limitazioni. Sembra una possibilità alla portata di tutti, qualche esame del sangue e compensi che possono superare il migliaio di euro per tre giorni di permanenza in laboratorio. Negli ultimi mesi, le richieste sono in leggero aumento, e arrivano ormai anche dal Meridione, anche se non hanno alcuna speranza di venire accettate. Nessuno, formalmente, viene pagato. Le aziende del farmaco precisano che si tratta di rimborsi spese. Al di là della forma, il possibile guadagno attira sempre più l’attenzione di chi vuole arrotondare i bilanci, ma le selezioni consentono a pochissimi di accedere all’indirizzario utilizzato da aziende e agenzie del farmaco svizzere. Si parla di gruppi da sei volontari ripetuti, e di permanenze standard di tre giorni, che possono prolungarsi per sperimentazioni complesse. I candidati devo essere rigorosamente residenti in Svizzera o in Lombardia, ma non oltre le zone di confine. «Motivi di sicurezza», spiegano i responsabili. In altre parole, se gli effetti collaterali o indesiderati si manifestano a esperimento ormai chiuso, il soggetto deve facilmente essere reperibile e raggiungibile. Le regole da rispettare sono tante, e tutte tassative. Riguardano anche il target richiesto di volta in volta, ma il giro dei volontari che accedono ai test è ormai stabile e radicato da anni. Una sorta di fidelizzazione. «Ultimamente — spiegano da oltre confine — arrivano sempre più richieste, ma non è certo un’attività con cui ci si arricchisca. Dobbiamo per forza riconoscere un rimborso, perché da noi nessuno si offre volontario per la scienza».
TRA I REQUISTI per diventare una cavia, quello più importante è l’'affidabilità, la capacità di attenersi alle regole, relative anche all’alimentazione. Chi sgarra viene subito scoperto, al primo dei numerosi prelievi del sangue. Arrivare al numero minimo di soggetti non è sempre facile: per alcuni particolari test, si tende qualche volta a ricontattare ex cavie che si sono ormai allontanate da questa attività, ma che nei laboratori sono ancora ricordate come persone serie. Ogni test coinvolge complessivamente dalle 24 alle 48 persone, con costi sostenuti interamente dalla casa farmaceutica. Alla fine si viene pagati in contanti, con un compenso proporzionato se si sospende prima della fine del ciclo. Passare all’ufficio cambio prima di tornare in Italia, è un classico.
Inviato da danielafavena [ 8/11/2011 0:54:14 ] letti 99.
A Vale está interferindo diretamente no funcioamento normal das instituições oficiais da cidade de Moatize e da província de Tete, no Moçambique, impondo-se com maior relevância do que a maioria dos órgãos públicos locais como ator nos processos de decisões políticas, econômicas e sociais. As instituições do governo de Tete parecem estar perdendo o controle do barco.
Aliás, a grande questão que se levanta neste momento é saber até que ponto as autoridades governamentais de Tete e de Moatize conseguirão acompanhar os gigantescos passos das multinacionais, entre as quais a Vale que de pouco em pouco toma conta dos destinos não só desta região central do país, mas de todo Moçambique.Tudo começou quando a Vale* (NOTA a fine articolo) se instalou em Moçambique, em 2004. De lá para cá a mineradora brasileira Vale tem causado polêmica entre os trabalhadores, ambientalistas e ativistas moçambicanos ao explorar minério na bacia carbonífera de Moatize, “uma das maiores reservas de carvão mineral não exploradas do mundo”. A Vale, segundo o jornalista moçambicano Jeremias Vunjanhe assinou um contrato com o governo moçambicano, garantindo sua permanência no país até 2030 para explorar uma área de 23.780 hectares, em Moatize, província de Tete. O projeto de exploração da mina de carvão de Moatize concedido à Vale é desenvolvido a céu aberto. Na fase de plena exploração, a capacidade da mina da Vale vai atingir cerca de 26 milhões de toneladas de carvão bruto. Dada a sua capacidade de propaganda, a instalação da Vale, no início, foi vista como promissora e despertou muitas expectativas no povo moçambicano, esperançados por oportunidades de emprego e de desenvolvimento do país. Porém, num processo pouco transparente, a Vale tem se tornado um proprietário absoluto das reservas carboníferas de Moatize e sobre elas tem estruturado a sua hegemonia, expansão e internacionalização. Reproduzindo os mesmos impactos de devastação e destruição de territórios das comunidades. Além disso na cidade de Tete e em Moatiza a Vale e a Riversdale têm se convertido em proprietários absolutos das unidades hoteleiras e restaurantes, das ias de acesso, do aeroporto local, enfim do destino da província. Parece não haver limites para a sede de expansionismo da Vale. Parece não existir limite à sua truculência e negligência com tudo o que ainda cheira a vida! (fonte:IHU - adapatação para Claudio Maranhão - 7 de novembro de 2011)
due documenti IN ITALIANO, arricchiti da foto, che ci fanno conoscere lo scempio fatto in terra maranhense da una delle più potenti multinazionali del mondo la "Vale do rio Doce".