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Il cristianesimo in pillole

Posted on 4 Gennaio 20264 Gennaio 2026 By admin Nessun commento su Il cristianesimo in pillole

Le letture di questa domenica del rito ambrosiano ci offrono un’interessante sintesi della vita cristiana.

La prima lettura (Sir 24, 1-12), attraverso la personificazione della Sapienza, ci ricorda che tutta la realtà, fin dalla sua creazione, è retta e animata da una sapienza, da un’armonia, da un’architettura di fondo. Quindi vivere con sapienza, fare la volontà di Dio, significa vivere la vita come ricerca e scoperta di questa armonia. Il che è ben diverso, dal decidere autonomamente come essere umani, ciò che è bene e ciò che è male; anche quando le maggioranze pretendono di essere il criterio della verità.

San Paolo in Rm 8, 3b-9a ci dice, che per scoprire il progetto di Dio sul mondo, bisogna saper ascoltare la voce dello Spirito e non lasciarci ammaliare dalla voce della nostra carne. Dove per carne Paolo intende il nostro egoismo individualista e tutte le sue tentazioni egoistiche e autoreferenziali.

Infine, per chi non è avvezzo con questi linguaggi e potrebbe giudicare tutto ciò molto astratto ed evanescente, il bellissimo Vangelo di Lc 4, 14-22, il discorso programmatico di Gesù nella sinagoga di Nazareth, ci racconta che cosa fa lo Spirito, quando viene accolto dalla libertà umana. Infatti, questo programma di vita, che Gesù presenta ai suoi compaesani, in realtà è il programma di vita, che Lui indica a noi, a tutta l’umanità, se vuole salvarsi. Per questo motivo vale la pena soffermarci brevemente nel mettere a fuoco tale programma esistenziale.

Innanzitutto, Gesù mosso dallo Spirito, viene inviato per portare il lieto annuncio, il Vangelo, ai poveri. Faccio notare, che dire poveri non è la stessa cosa che dire genere umano, umanità in generale; cittadini come dicono certi populisti nostrani, che vorrebbero eliminare le classi sociali. Il Padre prende atto del fatto che noi, purtroppo, abbiamo diviso l’unico genere umano in gerarchie e classi sociali. Anzi, Gesù il Figlio è inviato anche per questo: per abbattere tutti i muri e tutte le divisioni e ripristinare l’unica figliolanza divina, che sola può riportarci alla fraternità originaria: quella della Creazione.

Ma tutto ciò non avviene per magia, o per qualche decreto ecclesiale, o imperiale. La fraternità potrà ritornare sulla Terra, se si parte dai poveri, dagli ultimi, e si porta loro l’annuncio rivoluzionario, che sono nel cuore del Padre, che sono i prediletti del Padre. Per questa predilezione Gesù ha come prima preoccupazione l’impegno, perché possano emanciparsi dalla loro povertà e vivere pienamente come suoi figli.

Su questa falsariga Gesù va avanti e ci mostra altri esempi di questa sua azione animata dallo Spirito Santo. Infatti, Gesù sa che dovrà preoccuparsi di “proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; rimettere in libertà gli oppressi, proclamare l’anno di grazia del Signore”; dove questa azione liberatrice non può essere limitata alla mera sfera fisica, o biologica. Gli esempi concreti rimandano alla più complessa e radicale liberazione da tutti quei meccanismi di manipolazione ed oppressione, che generano le più grandi schiavitù ed opprimono gli esseri umani nella loro dignità di figli di Dio.

Mi si perdoni l’insistenza, ma sul dettaglio seguente si gioca l’abissale distanza tra l’azione gesuanica e la nostra prassi ecclesiale prevalente. Gesù non intende la sua missione (e di fatto non la vivrà) come un generico e astratto annuncio della comune dignità umana e della nostra generale figliolanza divina. Gesù non intende limitarsi e preservarsi dietro un generico annuncio dell’amore del Padre per tutta l’umanità.

Ecco allora, che un’autentica vita spirituale, animata dallo stesso Spirito di Gesù, non potrà limitarsi a dei proclami generici e astratti dei diritti umani fondamentali. Questa consapevolezza, iniziale e irrinunciabile, ci deve aiutare smascherare la situazione reale, storica, dell’umanità, marcata dalle più scandalose disuguaglianze. Per questo motivo, il Corpo di Cristo, la Chiesa, nel suo pensare e nel suo agire deve sempre partire dagli ultimi, dagli oppressi e dagli esclusi, per mettersi in gioco affinché “abbiano Vita e l’abbiano in abbondanza”.

Questo è il nucleo profondo della Rivelazione cristiana; ma questa è anche la via per l’autentica liberazione umana. Questa è anche la via autentica, per una Chiesa che voglia essere in uscita.

Ma le nostre Comunità cristiane, oltre che le nostre vite personali, hanno le stesse priorità, lo stesso “programma pastorale” di Gesù di Nazareth? O cercano di fare saltuariamente queste cose, dopo aver dato il meglio di sé nel custodire riti e devozioni marginali, se non prossime al paganesimo?

Che in questo Anno, appena iniziato, il Signore ci aiuti a recuperare il cuore della nostra Fede cristiana.

                                                                                   Pe. Marco

2026, Meditando con don Marco

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Fonte: Wikipedia

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