
è la Parola ispiratrice della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che celebreremo dal 18 al 25 gennaio.
La diversità non deve essere vista come un ostacolo, ma come una ricchezza che sostiene la vita della comunità cristiana. In secondo luogo, l’unità è un riflesso della natura di Dio stesso. La Trinità diventa modello di unità nella diversità.
“Uno solo è il Corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati!” Ef 4,4. Questo versetto della Lettera agli Efesini è parte della pericope 4,1-13, che è la Parola ispiratrice della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che celebreremo dal 18 al 25 gennaio.
Da questo versetto emerge prepotentemente la teologia del Corpo di Cristo di S. Paolo, poi approfondita da S. Agostino. La Chiesa è il Corpo di Cristo, generata e alimentata da Gesù Risorto, presente nell’Eucaristia. In questo Corpo ogni membro ha un ruolo unico e insostituibile. Questa metafora enfatizza la necessità di ogni credente, indipendentemente dalla denominazione, di contribuire al bene comune. La diversità non deve essere vista come un ostacolo, ma come una ricchezza che sostiene la vita della comunità cristiana. In secondo luogo, l’unità è un riflesso della natura di Dio stesso. La Trinità diventa modello di unità nella diversità.
Rileggendo questo brano di Efesini, mi viene alla mente una delle ultime grandi dispute teologiche del Novecento, che aveva accompagnato i miei anni di Seminario. La domanda di fondo era: La Chiesa fa l’Eucaristia (nel senso del determinarne le forme del celebrare e l’accesso all’Eucaristia), o l’Eucaristia fa la Chiesa (nel senso d’indicare il suo modo di stare nel mondo)?
In realtà, entrambe le prospettive dicono parte di questo Mistero: il rapporto Chiesa-Eucaristia. Solo la loro interazione ci può aiutare a coglierne meglio la ricchezza. Di certo, la scelta della prospettiva teologico-spirituale, nella quale vivremo questa Settimana di preghiera, ci aiuta a recuperare questo aspetto fondamentale della nostra Fede, in gran parte dimenticato durante il secondo Millennio: la Chiesa Corpo di Cristo e ciascuno di noi membro di questo Corpo.
Questa visione grandiosa, squisitamente spirituale, supera le ristrettezze delle visioni eccessivamente canoniche della Chiesa occidentale e permette d’immaginare una convivenza e una sinergia tra membra diverse, ma complementari tra di loro. Non a caso, anche la definizione “Chiesa dalle Genti” ha come origine e fondamento la Lettera agli Efesini.
Oggi, le chiese cristiane affrontano nuove sfide che mettono alla prova la loro capacità di unirsi. La crescente secolarizzazione della società, l’emergere di nuove ideologie e la crisi di valori condivisi rendono difficile trovare un terreno comune. Inoltre, le tensioni sociali e politiche possono influenzare le relazioni tra le diverse comunità di fede. Tuttavia, queste sfide sono un’opportunità per le Chiese per rinnovare il loro impegno verso l’unità. Affrontare questioni sociali come la povertà, la giustizia razziale e la crisi ambientale richiede una risposta collettiva da parte delle Chiese. Collaborare su questi temi è la prima testimonianza, che il Vangelo ci chiede ed è la via sicura sulla quale ricostruire l’unità visibile dei cristiani.
Il fenomeno migratorio, nostro malgrado, ha portato anche a Lecco una molteplicità di Chiese e denominazioni cristiane. In particolare, penso che meritino un’attenzione la varie denominazioni pentecostali e neo-pentecostali. Queste realtà, essendo frutto delle infinite diramazioni del protestantesimo, hanno come riferimento la Bibbia e usano una terminologia cristiana; ma, a differenza di come ingenuamente si pensa, il dialogo con loro non è più semplice, di quanto possa esserlo con il mondo mussulmano. Anzi, personalmente trovo più facile confrontarmi con una diversità ben definita, che non con una similitudine poco più che apparente. Come diceva un noto teologo luterano durante una conferenza a San Paolo del Brasile, nel caso di molte di queste sette si deve seriamente porre la questione, se siano ancora cristiane.
Queste brevi annotazioni sono solo per suscitare qualche domanda ed anche qualche inquietudine su una realtà, portata dai migranti e che sta diventando sempre più quotidiana anche a Lecco. Infatti, anche qui ci sono almeno sette denominazioni diverse di origine pentecostale e, pur essendo gruppi ancora ridotti, non possiamo più considerarli eccezioni insignificanti, dentro un quadro omogeneo e definito.
Ma al di là dell’ormai tradizionale Veglia di preghiera per l’Unità dei cristiani, quali percorsi stiamo mettendo in atto nelle nostre Comunità cristiane, per conoscere il variegato mondo dei gruppi cristiani non cattolici? Quali percorsi stiamo alimentando per dialogare e camminare assieme a questi fratelli in Cristo?
don Marco
