Advocacy è l’attività di “dare voce a chi non è ascoltato”, traducendo l’esperienza concreta vissuta accanto alle persone fragili in azioni pubbliche e politiche

“La mission dell’ecosistema Caritas non si esaurisce nella risposta ai bisogni immediati, ma consiste nel promuovere comunità aperte e solidali, capaci di riconoscere e prendersi cura delle persone più fragili e di contrastare le cause delle povertà e delle disuguaglianze. Tale missione trova espressione nella sua prevalente funzione pedagogica, che si traduce nell’accompagnare persone e comunità alla corresponsabilità sociale e alla Carità. Attraverso la pedagogia dei fatti, intesa come strumento di animazione e profezia sociale, la Caritas promuove lo sviluppo umano integrale, l’impegno per la Giustizia, la costruzione della Pace e la custodia del Creato, operando nella Diocesi di Milano e nel mondo attraverso la rete internazionale delle Caritas”.
Quando le parole sono evangeliche, è meglio non fare molte parafrasi. Per questo motivo ho preferito citare direttamente uno stralcio de “Gli orientamenti strategici della Caritas per il 2027-2030”, per introdurre questa riflessione in occasione della nostra Giornata diocesana Caritas. Anche il titolo di questa riflessione riporta quello della proposta diocesana per questo Anno Pastorale. Forse qualcuno, abituato con la deriva assistenziale delle Caritas, si troverà spaesato con questo nuovo linguaggio. In realtà, basterebbe rileggere lo Statuto fondativo della Caritas per scoprire che, in realtà, stiamo solo e semplicemente tornando alla natura originaria della Caritas: essere nella Comunità cristiana e nella società quella voce profetica, che dà voce agli ultimi e li sostiene (advocacy), perché loro prendano voce e siano promotori della propria emancipazione.
Ecco allora, che dentro queste grandi prospettive solo accennate, si può intuire anche perché quest’anno il tradizionale Mandato non verrà affidato solo agli operatori Caritas, bensì all’intera Comunità cristiana. Esattamente perché il primo scopo della Caritas è quello di lavorare, perché la Chiesa intera, attraverso l’Opzione preferenziale per i poveri, riscopra che la via della Carità e della Giustizia è la via maestra dell’evangelizzazione.
Per uno strano gioco della Provvidenza, prima di mettermi a stendere questa riflessione, mi sono imbattuto in questa folgorante intuizione, che Soren Kierkegaard annota nei suoi “Diari” il giorno 5 novembre del 1834: “La dogmatica cristiana (l’apice della riflessione teologica) dovrebbe, secondo me, essere uno sviluppo dell’attività di Gesù, e questo tanto più per il fatto che Gesù non propose una qualche dottrina, ma agì. Egli non insegnò che esiste una redenzione per l’uomo, ma Egli liberò l’uomo (vivendo in totale sintonia con il Padre). Una dogmatica maomettana sarebbe uno sviluppo della dottrina di Maometto; ma una dogmatica cristiana è un approfondimento dell’attività di Gesù. Nell’attività di Gesù è data anche la sua natura, il suo rapporto con il Padre, la natura dell’uomo. Tutto il resto sarebbe soltanto da considerare come introduzione”.
Chi conosce minimamente la dogmatica cristiana, sia essa cattolica, protestante, o ortodossa, sa quanto essa sia una riflessione sulle cosiddette “verità di Fede”, più che un approfondimento delle opzioni e della prassi di Gesù di Nazareth. Da qui la sua sostanziale irrilevanza per la vita reale della gente. Chi dubitasse di queste mie affermazioni, può leggersi un testo di dogmatica cristiana e ne riparliamo.
Dopo di che va detto anche, che ci sono percorsi interessanti della teologia novecentesca, che a partire dalla vita reale dei popoli e delle società, cerca di discernere dove sono i germi del Regno di Dio, per coltivarli e farli crescere alla luce del Vangelo.
Ecco le nuove sottolineature della Caritas, sia italiana che ambrosiana, stanno facendo tesoro del meglio della teologia e della spiritualità della “Gaudium et Spes”, per fomentare nella Comunità cristiana uno sguardo sulla realtà attuale, a partire dalle vittime di questo sistema socioeconomico. Questa opzione preferenziale per i poveri non è una moda tra le tante, destinata a dissolversi come la neve al sole, ma è il nocciolo stesso del Vangelo. Certamente una Chiesa, che dovesse mondanizzarsi nuovamente, potrebbe dimenticare di nuovo questa prospettiva. Ma il Vangelo rimane e continuerà ad essere Luce per tutti gli uomini e le donne di buona volontà dei secoli a venire.
Ritornando dentro il nostro presente, a ciascuno di noi è lasciata la responsabilità di sostenere questo percorso sofferto della Chiesa, oppure girarci dall’altra parte, rifugiandoci nelle molte offerte del mercato spiritualistico del sacro.
Pe. Marcos
