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Borgo Mezzanone, dove lo Stato è presente

Posted on 17 Agosto 202617 Agosto 2026 By Robireggio Nessun commento su Borgo Mezzanone, dove lo Stato è presente

Lunedì 29 giugno ho potuto continuare questa Via Crucis tra i dannati della Storia. Sempre con

l’aiuto prezioso della Caritas ho potuto visitare questa senzala moderna in salsa italiana:

BorgoMezzanone; ma anche questo termine, legato agli schiavi delle fazendas brasiliane, non

rende ragione di questo mondo a parte nel cuore del grande e democratico Occidente. Un altro

termine utile a descriverlo potrebbe essere lazzaretto, perché, come quelli della peste e dei

lebbrosi, anche questo deve tenere lontano dalla gente per bene, magari anche devotissima, il

frutto maturo della nostra disumanità.

Infatti, quale legge umana, o quale principio morale, può giustificare, che si lascino dalle 4 alle

6 mila persone in un campo d’aviazione abbandonato, sotto i 40° di questi giorni, o immersi

nelle inondazioni autunnali e primaverili? Eppure, tutto ciò e altro ancora avviene da ormai

trent’anni a Borgo Mezzanone in provincia di Foggia.

Questo brillante esperimento sociologico iniziò negli anni novanta con le ormai dimenticate

“invasioni” albanesi. La nostra democrazia li relegò in quel campo, in attesa di assimilarli come

muratori, idraulici, elettricisti ecc… Col tempo vennero sostituiti da raccoglitori stagionali,

provenienti soprattutto dal nord Africa. All’aumento degli sbarchi nei primi anni duemila, la

base fu trasformata in un CAS per richiedenti asilo. Con la chiusura di buona parte dei CAS nel

sud Italia, a seguito di una delle tante scelte irrazionali dei nostri governi, anche questo venne

chiuso.

Per una sorta di eterogenesi dei fini, man mano che si svuotava il CAS aumentava a poche

centinaia di metri questo ghetto, che ospita normalmente attorno alle quattromila persone, ma

può arrivare fino alle seimila nei mesi della raccolta dei pomodori e delle olive.

La struttura sociale e urbanistica di questo slum è la stessa di Rignano Garganico; semmai

aumentata e peggiorata.

Subito all’arrivo si materializza la scandalosa ipocrisia di questo modello di falsa accoglienza.

All’entrata del ghetto è stazionata una pattuglia della Guardia di Finanza. Khady e Vincenzo si

allarmano un po’: potrebbe essere successo qualche casino. In realtà, più tardi sarebbero

arrivate le famose autobotti della Regione con non meno 50 mila litri di acqua teoricamente

potabile. Siccome l’acqua è un bene di prima necessità, soprattutto in questi giorni torridi, la

sua comparsa genera spesso tumulti e conflitti per il suo approvvigionamento.

Al seguito delle autobotti compare anche un gruppetto della CGIL per uno dei suoi attendimenti

periodici. Va detto, che oltre loro e la Caritas, altre realtà umanitarie frequentano la

baraccopoli, nell’intento di alleviare le sofferenze di questi dannati della Terra; ma tutte

ripetono sempre lo stesso ritornello: il problema è sistemico e noi possiamo fare poco per

risolvere i problemi dei singoli.

A costo di ripetermi fino all’esaurimento, il peccato mortale è sempre lo stesso: dietro un

linguaggio formalmente accogliente e giuridicamente impeccabile, l’intenzione di fondo è lo

sfruttamento di questa mano d’opera a buon mercato, negando radicalmente la dignità umana

di queste persone ed i diritti conseguenti. Ci servono così per produrre pomodori e melanzane

al minor prezzo possibile. Se teniamo come termine di paragone le conquiste del Diritto umanitario nell’ultimo secolo, la condizione giuridica di questi esseri umani non è migliore di

quella degli schiavi impiegati nelle piantagioni nord e sudamericane dopo la conquista delle

Americhe.

Purtroppo la visita è molto rapida. Vincenzo e soprattutto Khady sono molto nervosi. Mi

limitano molto nelle mie domande un po’ spregiudicate. Riesco a fare solo qualche foto

furtivamente. Mi dicono che qualche settimana fa un ghanese ha ucciso altri due migranti e

per un nonnulla, la violenza, subita e repressa per anni, può esplodere.

Eppure, passando tra le baracche non si può non cogliere la Vita tipica e rigogliosa di tutte le

bidonville della Terra. È quell’attaccamento alla Vita e la capacità di farla fiorire anche dal

letame, come diceva il grande De André. Pur nella condizione limite di quella gente, è possibile

notare tutto un rifiorire di soluzioni e di adattamenti, per poter sopravvivere. Nonostante siamo

gli osservati speciali per la mia faccia sconosciuta, le persone interpellate non si sottraggono

ad un dialogo veritiero, seppur minimale.

Vedo solo due, o tre, donne; ma pare che diverse siano all’interno delle baracche e non sono

mogli… Mi vengono alla mente i racconti degli uomini di Dom Pedro, quando tornavano dai

garimpos della Guyana francese. Tutto il mondo è paese…

Mentre noi usciamo da quell’inferno, incrociamo una BMW di grossa cilindrata. All’interno una

coppia bianca sulla quarantina ben conservati dal climatizzatore. Osservano attentamente e

passano… Poco fuori dal ghetto ci sorpassa un Peugeot 3008, che prese le debite distanze, “ci

scorta” fino all’imbocco della statale per Foggia. Chissà perché?!

Sarà stato qualche funzionario dello Stato italiano, che sempre si “prende cura” dei suoi figli

legittimi…

Pe. Marco

2026

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