Skip to content
  • l’Associazione
  • Contattaci
  • SOSTIENICI
  • Statuto
  • Relazione attività 2025
  • Italiano
  • Português
Camminando con Don Marco

Camminando con Don Marco

"La verità vi farà liberi" Gv 8,32

  • Lo sguardo di don Marco
  • La Chiesa in cammino
  • Popoli in cammino
  • Economia e politica
  • In cammino con l’arte
  • Toggle search form

Credenti senza Chiesa

Posted on 11 Marzo 202611 Marzo 2026 By admin Nessun commento su Credenti senza Chiesa

Intervista a Nestor Da Costa

Nestor Da Costa, sociologo della religione uruguaya­no, dirige l’Istituto di so­cietà e religione dell’Uni­versità cattolica dell’Uruguay. Già presidente dell’Associazione delle scienze sociali della religione dell’A­merica Latina e dell’Associazione de­gli scienziati sociali della religione del Mercato comune del Cono Sud, ha tenuto corsi in università europee, statunitensi, latinoamericane e cinesi. – Quali sono le principali novità del panorama religioso latinoamericano? «Prima di tutto bisogna tener con­to che la secolarizzazione in America Latina è diversa da quella europea o nordamericana. Il legame con la reli­gione abita gran parte del continente, indipendentemente dalle istituzioni religiose e la gente compone il pro­prio universo di credenze autonoma­mente, prendendo elementi dell’una e dell’altra Chiesa, oltre che da quan­to sperimenta nella vita quotidiana. Inoltre, nella maggior parte dell’A­merica Latina non c’è una separazio­ne netta tra spazio pubblico, ambito privato e religione. La seconda evidenza è la crescita esponenziale che negli ultimi decenni hanno avuto le Chiese pentecostali, nate dai fenomeni di risveglio verifi­catisi negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, e neopentecostali, sorte in America Latina negli anni Settan­ta. Fino ad allora il continente era quasi del tutto cattolico e la presenza

evangelica, cioè delle Chiese prote­stanti storiche, ridottissima. L’esplo­sione del pentecostalismo è un feno­meno tipico della modernità, perché queste Chiese, soprattutto quelle neo-pentecostali, propongono la “te­ologia della prosperità”, contrasse­gnata dal motto: “Dio ti promette prosperità qui e ora, non nell’aldilà”. Questo in molti casi significa sempli­cemente soddisfare le necessità ele­mentari delle persone: amore, salute, lavoro ecc. Si tratta di un format in sintonia con lo spirito del tempo: in­dividualismo, utilitarismo, ricerca di soluzioni immediate ecc.

Contemporaneamente la Chiesa cattolica vede calare i propri fedeli, sia per la concorrenza pentecostale nel “mercato religioso”, sia perché mettere l’accento su dogmi, riti e mo­rale non funziona nel momento in cui ogni persona compone da sé il pro­prio mosaico di credenze, e il cattoli­cesimo non riesce a trovare un lin­guaggio che si connetta con la vita della gente e le sue preoccupazioni.

Infine, anche in America Latina cresce il numero delle persone che si definiscono “non affiliati”, che cioè credono in Dio, ma non lo fanno più attraverso un’istituzione, un fenome­no definito “credere senza apparte­nere”. C’è un aumento della ricerca di fede, ma non della norma, come diceva una volta un intervistato: “In chiesa ti dicono che cosa devi fare, come devi farlo, quando devi farlo, ma non si preoccupano per la tua crescita spirituale”.

Invece un percorso al di fuori del­le istituzioni permette un’interiorità percepita come più libera e questo spinge molti ad abbandonare le Chiese e altri a restarvi, ma in luoghi marginali e con un atteggiamento si­mile a quello di coloro che sono usci­ti. Anche nelle Chiese storiche, infat­ti, si registra questo individualismo spirituale, per cui al massimo il 10% dei fedeli accetta tutti i dogmi; ma, mentre in passato la fede personale coincideva con l’appartenenza all’i­stituzione, oggi ci si sente di poterla vivere senza condividere tutto della propria Chiesa, magari identifican­dosi come cattolico o protestante per­ché in quell’ambito si è cresciuti.

Queste tendenze comuni si mesco­lano, poi, in ogni paese che ha una spe­cifica tradizione storica e situazione».

La crescita dei non credenti

– Che cosa comprende la categoria dei «non credenti», che è in crescita nelle indagini statistiche?

«Atei, agnostici, credenti senza Chiesa e indifferenti, cioè 4 gruppi distinti che hanno comportamenti diversificati: prima di tutto, ci sono i convinti che Dio non esista, a loro volta divisi in una corrente “conte­stataria”, che propaganda l’ateismo, e una “indifferente”, che non crede, ma a cui non interessa se altri credo­no in Dio; c’è inoltre il mondo degliagnostici, molto piccolo in termini percentuali, perché implica un insie­me di elaborazioni teoriche sull’esi­stenza o meno di Dio (in Uruguay, per esempio, gli atei sono il 17% del­la popolazione e gli agnostici solo il 3%); poi ci sono i “credenti senza Chiesa”, in cui rientrano le spirituali­tà New Age o cristiani che si conside­rano tali pur restando fuori dalle isti­tuzioni religiose; infine gli indifferen­ti, ai quali il problema dell’esistenza di Dio non interessa».

– Qual è la categoria che cresce di più?

«I credenti senza Chiesa e gli in­differenti. Gli agnostici sono quasi stabili e gli atei aumentano in alcuni paesi più che in altri, anche perché dove la percentuale è molto bassa an­che un incremento limitato si nota».

– Quali sono le tendenze emergenti nella Chiesa cattolica?

«La Chiesa cattolica in America Latina è oggi una realtà molto diver­sificata, che si può dividere in 5 setto­ri: continuano a esistere organismi e comunità legati alla teologia della li­berazione, anche se oggi non conta­no su molti vescovi, perché pesa an­cora l’eredità del pontificato di Gio­vanni Paolo II; quest’ultimo ha favo­rito i nuovi movimenti apostolici, che si sono rivelati un disastro per via dell’esplosione al loro interno di scandali per abusi, ma sopravvivono; una terza area è rappresentata da chi mette l’accento sull’identità confes­sionale e sull’appartenenza alla Chie­sa cattolica; poi ci sono i gruppi più conservatori, rigoristi sui temi morali e per i quali ogni attenzione sociale è comunismo; infine ci sono coloro, e sono forse la maggioranza, che “navi­gano a vista”, prendendo elementi da diverse esperienze e sensibilità.

In realtà di nuovo non c’è molto e parecchi vescovi appaiono disorien­tati, si limitano a discorsi generici sul­la preghiera e sulla bontà, senza la proposta di riflessioni forti. A volte restano affascinati da movimenti che riescono a riunire molta gente, salvo poi scoprirne deviazioni e patologie. Siamo in una fase di transizione e ci vorranno 30-40 anni per trovare nuo­vi modelli».

Rincorrendo

il pentecostalismo

– Le Chiese protestanti storiche, che sono sempre state piccole ma influenti, paiono strette tra l’angoscia di scompa­rire e la tendenza a pentecostalizzarsi. Che ne pensa?

«In effetti queste Chiese hanno espresso figure di grande qualità, ba­sti pensare che dalla piccola Chiesa metodista dell’Uruguay è venuto il pastore Emilio Castro, segretario ge­nerale del Consiglio ecumenico delle Chiese dal 1985 al 1992. Ancora oggi hanno spesso ottimi pastori, ma che non sono in grado di mobilitare. Le Chiese protestanti storiche vivono la stessa crisi della Chiesa cattolica, ma, essendo più piccole, la sentono mag­giormente, con conseguenze sul ceto intellettuale, sul fronte economico ecc. Sono preoccupate per la concor­renza dei pentecostali, che stanno lo­ro togliendo il terreno sotto i piedi e in maggioranza si sono spostati su po­sizioni conservatrici.

Nel mondo pentecostale, le Chie­se nate più di recente sono più visibili, perché hanno radio e televisioni, co­struiscono grandi templi, come il Tempio di Salomone a San Paolo, ma poi a contare il maggior numero di fedeli sono le Chiese pentecostali tradizionali, come le Assemblee di Dio in Brasile, che riuniscono la metà di tutti gli evangelici…

Non è facile indicare cifre precise, perché le persone non distinguono una Chiesa pentecostale da una neopente­costale, anche se le Assemblee di Dio sono abbastanza diverse dalla Chiesa universale del Regno di Dio, perché le prime mantengono relazioni orizzon­tali e creano comunità, mentre la se­conda ha una struttura molto pirami­dale e non si interessa della condotta quotidiana del fedele, prevede solo che vada al culto del pastore, preghi e poi torni a casa fino al prossimo evento. Quindi nel secondo caso l’appartenen­za è molto più labile. Ciò rende anche più facili le scissioni: la stessa Chiesa universale del Regno di Dio è stata fondata nel 1977 da Edir Macedo quando si separa dal cognato, Romil­do Soares, che forma la Chiesa inter­nazionale della Grazia di Dio.

Il pentecostalismo è cresciuto in America Latina in modo tumultuoso fino alle ultime rilevazioni, che vedono, per esempio come rilevato dal Pew Re­search Center (cf. infografica in questo numero a p. 90), un regresso, o, secondo il censimento effettuato in Brasile, un rallentamento della crescita. Sembra che stia avvicinandosi a un tetto, per­ché le grandi Chiese cominciano a di­vidersi in denominazioni più piccole o ne sorgono autonomamente di nuove e il forte coinvolgimento partitico dei gruppi neopentecostali suscita un rifiu­to in quanti non vogliono essere stru­mentalizzati politicamente. Anche il famoso slogan “fratello vota fratello”, cioè il fedele della Chiesa pentecostale vota per il pastore o un altro membro della stessa Chiesa, non pare confer­mato dalle analisi elettorali».

– E le altre religioni?

«In America Latina islam ed ebraismo non crescono, salvo per fe­nomeni migratori circoscritti. Si espande, invece, il mondo New Age, che appare anch’esso in sintonia con lo spirito del tempo (ricerca del be­nessere interiore, enfasi sulla crescita personale ecc.), nel senso che sempre più gente partecipa a pratiche alter­native alle religioni tradizionali, ma­gari in modo ibrido, cioè va a messa, ma poi ogni due mesi partecipa a un ritiro con l’ayahuasca (una bevanda psicoattiva tradizionale amazzonica, utilizzata a scopi rituali e terapeutici), un fenomeno che coinvolge persone di classe media e medio-alta.

Crescono un certo tipo di buddhi­smo, il reiki, l’esoterismo, in cui rien­trano pratiche spirituali e divinatorie. Non cresce lo spiritismo, che però è forte in Brasile. C’è una ricerca per­manente, che genera anche una sorta di “nomadismo religioso”, perché la gente si sposta da una Chiesa all’al­tra, soprattutto nel mondo penteco­stale. Ancora una volta: tutto ricade sull’individuo, che sceglie di combi­nare elementi diversi o quello che soddisfa la sua ricerca, in base al prin­cipio secondo cui “nessuno sa meglio di me che cosa va bene per me sul piano spirituale”».

a cura di Mauro Castagnaro

Popoli in cammino

Navigazione articoli

Previous Post: “Sogno una Chiesa che si mobilita”
Next Post: MARTIRI

More Related Articles

L’Africa apre le sue porte alle riparazioni legali ed economiche per la schiavitù: “La storia non deve essere messa a tacere” Popoli in cammino
I diritti degli immigrati 2026

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


diventa socioDownload

Gallery

7 c9535930-a8b6-44ca-997b-be91e90e24b8 6924f610-6549-469d-a048-58db6532b944 IMG_20160626_151917933_HDR 4 WhatsApp-Image-2025-10-24-at-15.56.34-2 5d9b4b12-68c0-4ce4-93b8-b5fa34a77ca1 d1531c06-1b90-48bf-a603-ee8b6d66f165

Siti consigliati

neodemos

Limes

Cinema e fede

Come se non

5 per mille

Osservatorio dei diritti

Osservatorio dei diritti

terrelibere.org

terrelibere.org

stranieriinitalia.it

stranieriinitalia.it

Login

  • Registrati
  • Password persa

Copyright © 2026 Camminando con Don Marco.

Powered by PressBook Green WordPress theme