
Intervista a Nestor Da Costa
Nestor Da Costa, sociologo della religione uruguayano, dirige l’Istituto di società e religione dell’Università cattolica dell’Uruguay. Già presidente dell’Associazione delle scienze sociali della religione dell’America Latina e dell’Associazione degli scienziati sociali della religione del Mercato comune del Cono Sud, ha tenuto corsi in università europee, statunitensi, latinoamericane e cinesi. – Quali sono le principali novità del panorama religioso latinoamericano? «Prima di tutto bisogna tener conto che la secolarizzazione in America Latina è diversa da quella europea o nordamericana. Il legame con la religione abita gran parte del continente, indipendentemente dalle istituzioni religiose e la gente compone il proprio universo di credenze autonomamente, prendendo elementi dell’una e dell’altra Chiesa, oltre che da quanto sperimenta nella vita quotidiana. Inoltre, nella maggior parte dell’America Latina non c’è una separazione netta tra spazio pubblico, ambito privato e religione. La seconda evidenza è la crescita esponenziale che negli ultimi decenni hanno avuto le Chiese pentecostali, nate dai fenomeni di risveglio verificatisi negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, e neopentecostali, sorte in America Latina negli anni Settanta. Fino ad allora il continente era quasi del tutto cattolico e la presenza
evangelica, cioè delle Chiese protestanti storiche, ridottissima. L’esplosione del pentecostalismo è un fenomeno tipico della modernità, perché queste Chiese, soprattutto quelle neo-pentecostali, propongono la “teologia della prosperità”, contrassegnata dal motto: “Dio ti promette prosperità qui e ora, non nell’aldilà”. Questo in molti casi significa semplicemente soddisfare le necessità elementari delle persone: amore, salute, lavoro ecc. Si tratta di un format in sintonia con lo spirito del tempo: individualismo, utilitarismo, ricerca di soluzioni immediate ecc.
Contemporaneamente la Chiesa cattolica vede calare i propri fedeli, sia per la concorrenza pentecostale nel “mercato religioso”, sia perché mettere l’accento su dogmi, riti e morale non funziona nel momento in cui ogni persona compone da sé il proprio mosaico di credenze, e il cattolicesimo non riesce a trovare un linguaggio che si connetta con la vita della gente e le sue preoccupazioni.
Infine, anche in America Latina cresce il numero delle persone che si definiscono “non affiliati”, che cioè credono in Dio, ma non lo fanno più attraverso un’istituzione, un fenomeno definito “credere senza appartenere”. C’è un aumento della ricerca di fede, ma non della norma, come diceva una volta un intervistato: “In chiesa ti dicono che cosa devi fare, come devi farlo, quando devi farlo, ma non si preoccupano per la tua crescita spirituale”.
Invece un percorso al di fuori delle istituzioni permette un’interiorità percepita come più libera e questo spinge molti ad abbandonare le Chiese e altri a restarvi, ma in luoghi marginali e con un atteggiamento simile a quello di coloro che sono usciti. Anche nelle Chiese storiche, infatti, si registra questo individualismo spirituale, per cui al massimo il 10% dei fedeli accetta tutti i dogmi; ma, mentre in passato la fede personale coincideva con l’appartenenza all’istituzione, oggi ci si sente di poterla vivere senza condividere tutto della propria Chiesa, magari identificandosi come cattolico o protestante perché in quell’ambito si è cresciuti.
Queste tendenze comuni si mescolano, poi, in ogni paese che ha una specifica tradizione storica e situazione».
La crescita dei non credenti
– Che cosa comprende la categoria dei «non credenti», che è in crescita nelle indagini statistiche?
«Atei, agnostici, credenti senza Chiesa e indifferenti, cioè 4 gruppi distinti che hanno comportamenti diversificati: prima di tutto, ci sono i convinti che Dio non esista, a loro volta divisi in una corrente “contestataria”, che propaganda l’ateismo, e una “indifferente”, che non crede, ma a cui non interessa se altri credono in Dio; c’è inoltre il mondo degliagnostici, molto piccolo in termini percentuali, perché implica un insieme di elaborazioni teoriche sull’esistenza o meno di Dio (in Uruguay, per esempio, gli atei sono il 17% della popolazione e gli agnostici solo il 3%); poi ci sono i “credenti senza Chiesa”, in cui rientrano le spiritualità New Age o cristiani che si considerano tali pur restando fuori dalle istituzioni religiose; infine gli indifferenti, ai quali il problema dell’esistenza di Dio non interessa».
– Qual è la categoria che cresce di più?
«I credenti senza Chiesa e gli indifferenti. Gli agnostici sono quasi stabili e gli atei aumentano in alcuni paesi più che in altri, anche perché dove la percentuale è molto bassa anche un incremento limitato si nota».
– Quali sono le tendenze emergenti nella Chiesa cattolica?
«La Chiesa cattolica in America Latina è oggi una realtà molto diversificata, che si può dividere in 5 settori: continuano a esistere organismi e comunità legati alla teologia della liberazione, anche se oggi non contano su molti vescovi, perché pesa ancora l’eredità del pontificato di Giovanni Paolo II; quest’ultimo ha favorito i nuovi movimenti apostolici, che si sono rivelati un disastro per via dell’esplosione al loro interno di scandali per abusi, ma sopravvivono; una terza area è rappresentata da chi mette l’accento sull’identità confessionale e sull’appartenenza alla Chiesa cattolica; poi ci sono i gruppi più conservatori, rigoristi sui temi morali e per i quali ogni attenzione sociale è comunismo; infine ci sono coloro, e sono forse la maggioranza, che “navigano a vista”, prendendo elementi da diverse esperienze e sensibilità.
In realtà di nuovo non c’è molto e parecchi vescovi appaiono disorientati, si limitano a discorsi generici sulla preghiera e sulla bontà, senza la proposta di riflessioni forti. A volte restano affascinati da movimenti che riescono a riunire molta gente, salvo poi scoprirne deviazioni e patologie. Siamo in una fase di transizione e ci vorranno 30-40 anni per trovare nuovi modelli».
Rincorrendo
il pentecostalismo
– Le Chiese protestanti storiche, che sono sempre state piccole ma influenti, paiono strette tra l’angoscia di scomparire e la tendenza a pentecostalizzarsi. Che ne pensa?
«In effetti queste Chiese hanno espresso figure di grande qualità, basti pensare che dalla piccola Chiesa metodista dell’Uruguay è venuto il pastore Emilio Castro, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese dal 1985 al 1992. Ancora oggi hanno spesso ottimi pastori, ma che non sono in grado di mobilitare. Le Chiese protestanti storiche vivono la stessa crisi della Chiesa cattolica, ma, essendo più piccole, la sentono maggiormente, con conseguenze sul ceto intellettuale, sul fronte economico ecc. Sono preoccupate per la concorrenza dei pentecostali, che stanno loro togliendo il terreno sotto i piedi e in maggioranza si sono spostati su posizioni conservatrici.
Nel mondo pentecostale, le Chiese nate più di recente sono più visibili, perché hanno radio e televisioni, costruiscono grandi templi, come il Tempio di Salomone a San Paolo, ma poi a contare il maggior numero di fedeli sono le Chiese pentecostali tradizionali, come le Assemblee di Dio in Brasile, che riuniscono la metà di tutti gli evangelici…
Non è facile indicare cifre precise, perché le persone non distinguono una Chiesa pentecostale da una neopentecostale, anche se le Assemblee di Dio sono abbastanza diverse dalla Chiesa universale del Regno di Dio, perché le prime mantengono relazioni orizzontali e creano comunità, mentre la seconda ha una struttura molto piramidale e non si interessa della condotta quotidiana del fedele, prevede solo che vada al culto del pastore, preghi e poi torni a casa fino al prossimo evento. Quindi nel secondo caso l’appartenenza è molto più labile. Ciò rende anche più facili le scissioni: la stessa Chiesa universale del Regno di Dio è stata fondata nel 1977 da Edir Macedo quando si separa dal cognato, Romildo Soares, che forma la Chiesa internazionale della Grazia di Dio.
Il pentecostalismo è cresciuto in America Latina in modo tumultuoso fino alle ultime rilevazioni, che vedono, per esempio come rilevato dal Pew Research Center (cf. infografica in questo numero a p. 90), un regresso, o, secondo il censimento effettuato in Brasile, un rallentamento della crescita. Sembra che stia avvicinandosi a un tetto, perché le grandi Chiese cominciano a dividersi in denominazioni più piccole o ne sorgono autonomamente di nuove e il forte coinvolgimento partitico dei gruppi neopentecostali suscita un rifiuto in quanti non vogliono essere strumentalizzati politicamente. Anche il famoso slogan “fratello vota fratello”, cioè il fedele della Chiesa pentecostale vota per il pastore o un altro membro della stessa Chiesa, non pare confermato dalle analisi elettorali».
– E le altre religioni?
«In America Latina islam ed ebraismo non crescono, salvo per fenomeni migratori circoscritti. Si espande, invece, il mondo New Age, che appare anch’esso in sintonia con lo spirito del tempo (ricerca del benessere interiore, enfasi sulla crescita personale ecc.), nel senso che sempre più gente partecipa a pratiche alternative alle religioni tradizionali, magari in modo ibrido, cioè va a messa, ma poi ogni due mesi partecipa a un ritiro con l’ayahuasca (una bevanda psicoattiva tradizionale amazzonica, utilizzata a scopi rituali e terapeutici), un fenomeno che coinvolge persone di classe media e medio-alta.
Crescono un certo tipo di buddhismo, il reiki, l’esoterismo, in cui rientrano pratiche spirituali e divinatorie. Non cresce lo spiritismo, che però è forte in Brasile. C’è una ricerca permanente, che genera anche una sorta di “nomadismo religioso”, perché la gente si sposta da una Chiesa all’altra, soprattutto nel mondo pentecostale. Ancora una volta: tutto ricade sull’individuo, che sceglie di combinare elementi diversi o quello che soddisfa la sua ricerca, in base al principio secondo cui “nessuno sa meglio di me che cosa va bene per me sul piano spirituale”».
a cura di Mauro Castagnaro
