Skip to content
  • l’Associazione
  • Contattaci
  • SOSTIENICI
  • Statuto
  • Relazione attività 2025
  • Italiano
  • Português
Camminando con Don Marco

Camminando con Don Marco

"La verità vi farà liberi" Gv 8,32

  • Lo sguardo di don Marco
  • La Chiesa in cammino
  • Popoli in cammino
  • Economia e politica
  • In cammino con l’arte
  • Dossier di don Marco
  • Toggle search form

Oratorio, accogliere ragazzi di altre fedi non indebolisce l’identità cristiana

Posted on 18 Giugno 202618 Giugno 2026 By admin Nessun commento su Oratorio, accogliere ragazzi di altre fedi non indebolisce l’identità cristiana

L’esperienza di Baggio non è una forma di sincretismo – dal quale il documento diocesano «Fede e accoglienza» mette in guardia -, ma di apertura all’altro che nasce dalla carità apostolica

In riferimento a quanto riportato da alcuni organi di stampa riguardo all’accoglienza dei ragazzi musulmani all’oratorio di Baggio, sembrano utili alcuni punti di chiarimento, per comprendere il senso e i criteri pastorali che guidano queste scelte.

L’oratorio resta un luogo cattolico, con una chiara identità confessionale, e nessuno intende metterla in discussione. Come ricorda il documento della Diocesi Fede e accoglienza, redatto dal Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo, dalla Fom, dall’Ufficio per la Pastorale dei Migranti e dalla Caritas Ambrosiana, l’oratorio «non è casa di tutti, ma casa aperta a tutti». La distinzione non è di poco conto.

Il mandato evangelizzatore rimane al cuore dell’identità cristiana. Ma proprio il Concilio Vaticano II, nella dichiarazione Nostra Aetate, ha insegnato che la Chiesa «nulla rigetta di quanto è vero e santo» nelle altre religioni, pur annunciando che Cristo è «via, verità e vita». Accoglienza e annuncio non si contraddicono: l’una prepara il terreno all’altro, quando è vissuta autenticamente.

C’è poi un aspetto che vale la pena considerare. La presenza di ragazzi e giovani di altre fedi in oratorio non indebolisce l’identità cristiana di chi li accoglie: al contrario, può diventare occasione per riscoprirla più in profondità. Il teologo padre Maurice Borrmans ha parlato a questo proposito di emulazione spirituale: l’incontro con chi vive con convinzione la propria fede religiosa, e spesso i ragazzi musulmani mostrano una consapevolezza religiosa non comune, può risvegliare nei giovani cristiani il desiderio di approfondire e vivere più seriamente la propria tradizione.

Sul tema della preghiera, è importante evitare ogni semplificazione. Con i musulmani condividiamo elementi significativi: la fede nel Dio unico, creatore di cielo e terra, il senso della preghiera, del digiuno, della carità. Lo stesso Concilio Vaticano II, in Nostra Aetate, riconosce questi elementi comuni con rispetto e stima. E tuttavia non si può arrivare a una semplice equiparazione che misconosca differenze sostanziali: per noi cristiani, il volto definitivo di Dio si rivela in Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, nel quale Dio ha parlato in modo pieno e irrevocabile. È una differenza che non può essere considerata un semplice dettaglio aggiuntivo, e che il dialogo autentico non cancella, ma custodisce con rispetto da entrambe le parti.

Il documento diocesano è del resto esplicito nel mettere in guardia da ogni forma di sincretismo. Ciò che prevede, in contesti particolari e maturi di scambio interreligioso, è la possibilità che i ragazzi di altra religione abbiano un momento di preghiera proprio, guidato da adulti della loro comunità, in spazi appositi come il salone o il campo all’aperto. Si tratta di momenti non alternativi ma aggiuntivi, e inoltre saltuari: non si intende introdurre un elemento stabile nell’esperienza oratoriana, ma prevedere occasionalmente spazi rispettosi per chi appartiene a un’altra tradizione religiosa. Il documento sottolinea infatti che «l’oratorio ritiene la presenza di ragazzi di altre confessioni ai suoi momenti di preghiera e condivisione spirituale cristiana come momento formativo importante, anche in vista della costruzione di una società multireligiosa matura e rispettosa».

L’apertura all’altro, dunque, non nasce da ingenuità né da indifferenza verso la fede, ma come ha scritto Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam Suam, dall’impulso stesso della carità apostolica: «La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere». Un dialogo che, lungi dall’attenuare la verità, è chiamato a testimoniarla con mitezza e con credibilità.

2026, La Chiesa in cammino

Navigazione articoli

Previous Post: PER RIFLETTERE SERIAMENTE
Next Post: BRAVO ARCIVESCOVO

More Related Articles

Cobo, di fronte ai discorsi d’odio contro i migranti: “Per cosa voterebbe Gesù?” 2024
PAPA LEONE… TI SIAMO VICINI… 2026
Lo vide,si avvicinò,se ne prese cura 2025
Byung Chul Han: Dios no ha muerto 2026
VOLONTARIATO 2026
Se l’animo è altrove… 2026

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


diventa socioDownload

Gallery

rom2 1 fdcd74ad-e00c-4af5-b968-63b191f02c51 2d97d118-a9e3-4487-a571-956ca0742882 e63afdc6-6ed1-4e66-9f2a-86ae27c2b2e5 WhatsApp-Image-2025-10-26-at-16.10.58-1 20151212142213 AhNMB0CIIqs2A_cHyLiodc0kh3fHzlVtYhaQ59zuOKKq

Siti consigliati

neodemos

Limes

Cinema e fede

Come se non

5 per mille

Osservatorio dei diritti

Osservatorio dei diritti

terrelibere.org

terrelibere.org

stranieriinitalia.it

stranieriinitalia.it

Login

  • Registrati
  • Password persa

Copyright © 2026 Camminando con Don Marco.

Powered by PressBook Green WordPress theme