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Qual è il tuo nome?

Posted on 29 Maggio 202629 Maggio 2026 By admin Nessun commento su Qual è il tuo nome?

In questa domenica della Trinità miracolosamente siamo invitati a rimeditare uno dei brani fondativi di tutta la Bibbia (Es 3,1-15). Nelle nostre Chiese occidentali l’attenzione principale viene rivolta all’esperienza mistica di Mosè, nella quale mette a fuoco in modo radicale la trascendenza di Dio. Di fatto, Mosè al termine di questa misteriosa esperienza sull’Oreb, scopre che Dio è radicalmente altro rispetto a qualsiasi esperienza umana. Di Lui possiamo solo riconoscere che è e nulla più.

Il tetragramma sacro, le quattro consonanti ebraiche, che noi traduciamo con “Io sono colui che sono”, null’altro è se non l’estremo tentativo linguistico, di nominare Colui che non può essere nominato, del quale si può solo riconoscere l’esistenza; perché ogni nome, ogni definizione, ogni titolo in qualche modo lo profanerebbe, lo ridurrebbe rispetto a ciò che è realmente.

Certamente un po’ tutte le tradizioni religiose, ma soprattutto noi cristiani, noi cattolici, avremmo bisogno di meditare più spesso questa pagina, non per raffigurarci chissà quale esperienza di Mosè sull’Oreb, bensì per purificare il nostro linguaggio ed il nostro pensiero delle troppe rappresentazioni umane di JHWH.

Ma la forza rivoluzionaria di questo brano non è finita. Infatti Mosè, prima di essere portato a contemplare il Totalmente Altro, Colui che è, viene condotto a riconoscerlo nel suo agire nella Vita e nella Storia. Colui che non può essere pensato, né immaginato, può essere riconosciuto e incontrato nella ricerca di Giustizia e Libertà di chi è oppresso, di chi è sfruttato, di chi è ridotto in schiavitù.

Ciò che per noi cristiani è forse ovvio, perlomeno da un punto di vista teorico, non lo era per Mosè e i suoi coetanei, compreso il popolo d’Israele. Infatti, allora come oggi, chi sta sopra e comanda tende a presentarsi come benedetto da Dio, come suo rappresentante, ovviamente “a servizio del popolo”, si dice. Questa narrazione di origine demoniaca, che tende a mettere in relazione JHWH con i poteri e i potenti umani, è certamente una delle cause principali dell’infelicità sulla Terra. Ciò perché, quando i potenti rivelano la loro identità profonda, egocentrica e violenta, le vittime tendono a rimanere impotenti, per il timore che, combattendo il potente, si finisca per combattere anche Colui che è.

Da qui, allora, l’urgenza per noi cristiani, di vivere con questa pagina stampata nel cuore. Anzi, il Memoriale eucaristico universalizza e trasmette a tutte le generazioni questa rivelazione fatta a Mosé: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa”.

Contrariamente alle bestemmie quotidianamente pronunciate da Netanyahu e company, la grande svolta teologica e spirituale, intuita da Mosè e riconosciuta dal Popolo come Parola di Dio, è che il Creatore del mondo non sta dalla parte dei potenti, come cercano da sempre di darcela a bere, ma sta dalla parte dei suoi figli vittime dell’oppressione, di qualsiasi oppressione ed ingiustizia.

La scelta di JHWH di mettersi al fianco d’Israele era dovuta alla condizione di quel frangente storico. Quella che di solito viene chiamata “elezione d’Israele”, è legata al fatto di aver riconosciuto per primo questa caratteristica di JHWH. Ma, come ben diceva don Milani nel dialogo con Pipetta, se l’oppresso diventa oppressore, a noi tocca rimanere sempre e comunque dalla parte dell’oppresso, della vittima, perché il Signore sta sempre e solo da quella parte.

Quando un discepolo, o una comunità di discepoli, vive il servizio della Carità verso i poveri e gli esclusi diventa trasparenza dell’Altissimo, perché è l’Altissimo stesso, che è presente in quel servizio. Quello è il nome dell’innominabile…

                                                                                   Pe. Marco

2026, Meditando con don Marco

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