
“Alla Sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere” Mt 11,19.
Sabato 8 agosto verrà reso un piccolo omaggio a questo uomo, Sylvester Tegang, venuto dal Camerun, per sfamare la sua famiglia e morto tragicamente negli interminabili lavori della SS 36 del lago di Como. Questo semplicissimo ricordo vuole rendere omaggio ad un uomo semplice, pieno di dignità e di voglia di costruirsi un futuro migliore per sé, la moglie ed i suoi tre figli. Anche lui come molti altri, troppi, italiani e non, sacrificato sull’altare di uno sviluppo e di un guadagno sempre più irrorato dal sangue di migliaia di lavoratori e di lavoratrici.
Ma se il morire ed il morire di lavoro è una tragedia, fare questa esperienza a migliaia di chilometri dai propri cari, dev’essere un’esperienza difficilmente dicibile con parole umane.
Quando ho cominciato a raccogliere informazioni su Sylvester, mi sono balzate alla mente le parole della mia nonna materna, quando mi raccontava di sua mamma, morta di crepacuore, per un figlio partito per il Brasile e del quale non si sono più avute notizie. Ma si sa, i nostri migranti erano tutti “giovani e belli”, nonché santi; mentre gli attuali sono fanatici invasori, che vengono a derubarci delle ricchezze lasciateci dai nostri avi.
Di queste discriminazioni disumane e antievangeliche non è rimasto immune neanche Sylvester. Infatti, mi piacerebbe sapere chi si accorto e, soprattutto, chi si è chiesto come mai un uomo onesto, lavoratore, cristiano, che lavorava con regolare contratto, non avesse ancora un Permesso di soggiorno, ma solo l’attestazione della domanda regolarmente inoltrata? E sì che stava sul territorio italiano dall’autunno del 2023! E nessun pensi che questa sia stata una fatale eccezione! Per i lettori di Libero, o de La verità, è così; mentre la realtà è ben altra. Per la maggioranza dei richiedenti asilo, questa è ormai diventata la regola. E se è vero come è vero, che la richiesta d’asilo è solo un pretesto per poter essere preso in considerazione dal Governo italiano, perché non gli è stato rilasciato un Permesso da lavoro dipendente, viste le sue comprovate qualità?
Il motivo è semplice ed evidente e lo accennavo anche negli scritti dalla Puglia: al nostro sistema socioeconomico, che anche noi alimentiamo, serve avere questa forza lavoro, che come gli schiavi di un tempo, possa essere usata dai proprietari secondo i loro capricci ed a loro piacimento.
Il povero Sylvester, nonostante la sua onestà, esattamente una settimana prima di morire, aveva iniziato l’ennesima procedure per il rinnovo, non del Permesso di soggiorno, ma della domanda per rimanere in Italia, in attesa di essere valutato dal nostro meraviglioso Ministero degli Interni. Il nostro legalissimo Ministero gli avrebbe concesso un appuntamento probabilmente per l’autunno di questo anno. Se poi, per qualche banalissimo imprevisto, tipo finire il contratto di lavoro a tempo determinato, il povero Sylvester non fosse riuscito a rinnovare la richiesta, bontà sua per dirla con un linguaggio politicamente corretto!
I soliti media del Potere non vi dicono, quello che ho constatando visitando i ghetti pugliesi, ovvero, che quelle persone, in un modo o nell’altro, erano cadute vittime di questo nuovo sistema schiavistico. Infatti, con l’eleganza formale e l’ipocrisia di noi occidentali, se in pubblico diciamo di non voler i migranti, in separata sede abbiamo allestito questo nuovo sistema schiavistico. Infatti, come nei secoli XVI e XVII la tratta degli schiavi era tranquillamente regolamentata dalle nostre potenze coloniali cristianissime, così oggi le nostre democrazie liberali, che presuntuosamente vogliono ergersi a modello per l’umanità, di fatto stanno organizzando le loro forme di schiavismo, così come la Cina ha le sue, l’India ha le sue, i Paesi arabi le loro e via dicendo.
Come succede ormai da qualche decennio, quando vengono portati alla luce questi fenomeni socio economici, i sostenitori degli stessi “buttano la palla in tribuna” con la solita, decrepita insinuazione: “Ma allora dobbiamo accoglierli tutti indistintamente? Come facciamo se vengono tutti da noi?”.
Visto che il mio scritto non ha neanche lontanamente accennato a questa ipotesi, la stessa non merita altre righe di risposta, per non distrarci dal merito della questione…
Il vero nodo della questione non sta nel trovare soluzioni miracolistiche per questa, o quella situazione, che di questi tempi viene sempre presentata come il primo caso di una lunga e infinita serie di altre situazioni, che sicuramente verranno. In tal modo, nessuna situazione, nessun caso, può essere affrontato e risolto.
Ancora una volta le questioni sono molto più semplici, se non ci lasciamo dominare dalle paure e dagli slogan elettorali. In realtà, il fenomeno migratorio è un’occasione provvidenziale, forse anche l’ultima, per prendere sul serio la nostra Costituzione innanzitutto e poi il Vangelo per chi ci crede. In realtà, come è già possibile vedere in molti casi, con i migranti stiamo sospendendo diversi dettami costituzionali, che in realtà da tempo ed in modo silenzioso abbiamo sospeso per molti italianissimi poveri e delle classi popolari. Infatti, come riusciamo a dirci solo al bar, o dopo qualche lauto banchetto, la Legge in Italia non è uguale per tutti, come è scritto nella Costituzione, ma è di fatto soggetta a innumerevoli varianti e sfumature a seconda del reddito che tu hai. Siccome i migranti, quando sbarcano non hanno alcun reddito, automaticamente i loro diritti vengono ridotti all’osso. Salvo poi lamentarci se fanno fatica a capire i loro doveri civili…
Ecco allora, che l’unico, vero segreto, per affrontare la vicenda migratoria, sta nel sancire ed applicare, senza se e senza ma, gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione, nei riguardi di ogni essere umano che si trovi sul territorio italiano. E se le mutate condizioni epocali e demografiche ci obbligano ad aggiornare qualche comma dei nostri innumerevoli codici legali, ben vengano. Ogni essere umano vale più di tutti i codici e di tutte le leggi della Terra…
E tanto per non uscire dal tema, v’invito a seguire la vicenda di Sylvester, che ha dato la vita per permetterci di arrivare più velocemente in Valtellina a sciare. Infatti, essendo solo un maledetto richiedente asilo, con buona probabilità sua moglie ed i suoi tre figli non potranno godere di nessuna pensione, quale magra consolazione del suo sacrificio…
Pe. Marco
