Orrore per la strage dei braccianti
Adesso che le indagini degli inquirenti stanno procedendo senza sosta, la strage di migranti che si è consumata lunedì scorso al distributore di benzina lungo la statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza, appare sempre più nella sua atroce brutalità. A tal punto da scuotere la coscienza collettiva.
L’atroce vicenda di questi quattro uomini arsi vivi all’interno di un minivan dato alle fiamme da due “caporali” pakistani — arrestati dalle forze dell’ordine — che avevano voluto punirli per il loro rifiuto di pagare il trasporto verso i campi di frutta dove lavoravano come raccoglitori e dove quel giorno erano diretti, riaccende i riflettori su migliaia di braccianti agricoli, in maggioranza stranieri, senza diritti, senza regole, senza dignità. E senza stipendio. Quello che, asserisce l’unico sopravvissuto al feroce assassi
nio che ora sta testimoniando ai magistrati, le povere vittime avevano provato a chiedere per l’e nnesima volta ai propri aguzzini prima di essere bruciati.
Il sopravvissuto afghano racconta che quei tre suoi connazionali e il compagno pakistano erano impegnati insieme a lui a raccogliere fragole negli immensi campi distesi tra Calabria e Basilicata in condizioni disumane, diventate, purtroppo, una normalità diffusa. «I soldi — ha spiegato — non ce li davano. Ci concedevano solo un po’ di cibo ed una casa. Nei campi c’è una grande mafia dei caporali».
Le reazioni indignate del mondo politico, sociale e sindacale sono state immediate. Cgil, Cisl e Uil hanno definito l’accaduto «un fatto gravissimo sul quale mantenere viva l’attenzione» e hanno chiesto «azioni forti per contrastare i caporalato».
La Chiesa locale ha espresso profondo dolore e preoccupazione. «Non possiamo continuare a fingere di non sapere» ha ammonito monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. «Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È unaAdesso che le indagini degli inquirenti stanno procedendo senza sosta, la strage di migranti che si è consumata lunedì scorso al distributore di benzina lungo la statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza, appare sempre più nella sua atroce brutalità. A tal punto da scuotere la coscienza collettiva.
L’atroce vicenda di questi quattro uomini arsi vivi all’interno di un minivan dato alle fiamme da due “cap orali” pakistani — arrestati dalle forze dell’ordine — che avevano voluto punirli per il loro rifiuto di pagare il trasporto verso i campi di frutta dove lavoravano come raccoglitori e dove quel giorno erano diretti, riaccende i riflettori su migliaia di braccianti agricoli, in maggioranza stranieri, senza diritti, senza regole, senza dignità. E senza stipendio. Quello che, asserisce l’unico sopravvissuto al feroce assassi
nio che ora sta testimoniando ai magistrati, le povere vittime avevano provato a chiedere per l’e nnesima volta ai propri aguzzini prima di essere bruciati.
Il sopravvissuto afghano racconta che quei tre suoi connazionali e il compagno pakistano erano impegnati insieme a lui a raccogliere fragole negli immensi campi distesi tra Calabria e Basilicata in condizioni disumane, diventate, purtroppo, una normalità diffusa. «I soldi — ha spiegato — non ce li davano. Ci concedevano solo un po’ di cibo ed una casa. Nei campi c’è una grande mafia dei caporali».
Le reazioni indignate del mondo politico, sociale e sindacale sono state immediate. Cgil, Cisl e Uil hanno definito l’accaduto «un fatto gravissimo sul quale mantenere viva l’attenzione» e hanno chiesto «azioni forti per contrastare i caporalato».
La Chiesa locale ha espresso profondo dolore e preoccupazione. «Non possiamo continuare a fingere di non sapere» ha ammonito monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. «Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È una
Article Name:Orrore per la strage dei braccianti
Publication:L’Osservatore Romano (Italian)ù
Author:Di FEDERICO PIANA
