Il 23 giugno una delegazione di cinque rappresentanti del regime talebano dell’Afghanistan è stata ospitata a Bruxelles per discutere con esponenti della Commissione europea del rimpatrio forzato di migranti afghani, nel quadro dell’ultima svolta restrittiva nella politica di immigrazione della UE.
È stato “l’incontro della vergogna” per i numerosi manifestanti che si sono riuniti in place du Trône, a Bruxelles, per protestare contro l’invito della UE al regime dei Talebani, un regime non riconosciuto dalla stessa UE, che ha imposto sanzioni a numerosi leader talebani per gravi violazioni dei diritti umani nella persecuzione delle donne e delle ragazze afghane. Già numerose richieste di non invitare i talebani e di sospendere le espulsioni verso l’Afghanistan, contrarie al diritto internazionale, erano state avanzate da 42 associazioni afghane (da Radawari a Civil Society and Human Rights Network) in una lettera congiunta alla Commissione europea, così come dal Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) e da ong di difesa dei diritti umani.
“Il fatto è di estrema gravità”, come scrive Gianni Tognoni, segretario generale del TPP (https://volerelaluna.it/mondo/2026/06/26/per-leuropa-le-donne-afghane-non-esistono/), “perché rappresenta un pericoloso passo verso la normalizzazione di un regime responsabile di persecuzioni di genere, rappresentate da diffuse violazioni dei diritti umani e dallo smantellamento di ogni libertà fondamentale per le donne e le ragazze afghane. Di estrema gravità ancor più lo è tenendo conto che la visita a Bruxelles è l’esito di contatti avviati da mesi, durante i quali la documentazione della sistematica e istituzionalizzata discriminazione nei confronti delle donne del Paese si è arricchita di rapporti e accertamenti di una situazione sempre più drammatica e incompatibile con la possibilità di considerare l’Afghanistan un interlocutore in politiche di respingimento. Tra i vari materiali ci sono i risultati della Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli dedicata alle donne afghane, conclusasi con una sentenza di crimini contro l’umanità commessi dal governo talebano mediante persecuzione di genere (https://www.reterr-lecco.it/laja/), volta a cancellare le donne dalla vita pubblica e a ristrutturare la società afghana attorno alla supremazia maschile.
… La normalizzazione dei rapporti con il Governo di fatto dei talebani ha numerose conseguenze. In primo luogo, incoraggia i talebani, riducendo la leva d’azione internazionale: quando gli Stati chiudono gli occhi sulla repressione di genere perpetrata dai talebani, infatti, consentono loro di imporre la segregazione di genere non solo a livello nazionale, ma anche all’interno di altri paesi sovrani. In secondo luogo, ha un impatto profondo sulla normativa internazionale e sui diritti umani, minando l’universalità dei diritti delle donne e veicolando il messaggio che le loro libertà possano essere sacrificate per convenienza politica. In terzo luogo, impatta sulle consuetudini internazionali mostrando che i governi responsabili di violazioni di massa dei diritti delle donne e delle ragazze possono comunque godere di relazioni diplomatiche ed economiche internazionali. In quarto luogo indebolisce le istituzioni come la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e la Corte Penale Internazionale (CPI), che ha emesso mandati di arresto per esponenti di spicco del governo talebano. La normalizzazione danneggia, dunque, gravemente le donne e le ragazze afghane. Nel momento in cui la comunità internazionale sceglie di accettare i talebani anziché sostenere le donne, molte di loro perdono fiducia nei diritti umani e nella responsabilità internazionale, passando dalla resistenza attiva alla mera sopravvivenza. Questo cambiamento erode la speranza, indebolisce l’impegno a favore dei diritti e, in ultima analisi, rafforza il controllo dei talebani sulla società, perpetuandone il regime oppressivo.”
E i casi di suicidio di giovani donne afghane, pur di sfuggire a un’esistenza segregata dal controllo maschile cui sono sottoposte, crescono (Afghanistan Women’s Rights Watch).
