
Vi scrivo questi brevi riflessioni da Foggia, dove mi trovo appoggiato alla Caritas, per
conoscere più da vicino la realtà dello schiavismo moderno, presente attualmente in Italia e utilizzato nelle piantagioni di frutta e verdura. Ho appena partecipato a un tavolo della prefettura sulle migrazioni, dove al di là delle buone intenzioni personali, di fatto si realizzerà quell’intreccio perverso tra istituzioni ed entità della società civile, che avrà come risultato finale l’assimilazione culturale delle nuove Direttive europee dai tratti profondamente disumanizzanti e antidemocratiche, come hanno apertamente denunciato i Vescovi europei. Però di questo vi parlerò probabilmente nei prossimi giorni, quando potrò visitare le baraccopoli dove di fatto vivono questi nuovi schiavi.Arrivando alla Casa del clero dove sono alloggiato, mi sono ritrovato a vivere in successione tre esperienze diverse, ma convergenti. La prima è avvenuta a tavola con un sacerdote di origine polacca. Dopo essermi presentato, sentendo il tipo di lavoro che faccio, è partito con le solite considerazioni sulle questioni migratorie. Il tutto aggravato dai tratti tipici di una parte del mondo polacco e dei paesi dell’Est, che tende a scaricare sui migranti mussulmani i fallimenti della loro annessione all’Occidente.Finito il pranzo e messomi a controllare Whatsapp, mi sono ritrovato con questi due link di seguito: https://www.casateonline.it/notizie/155590/una-buona-occasione-per-uno-schietto-e?costruttivo-confrontohttps://docs.google.com/document/d/1EEytYFenQJY2OQ70XQDUyhOgnutRzDca/edit?usp=drivesdk&ouid=107373564273870018853&rtpof=true&sd=trueIl primo riguarda, la polemica che è in atto ad Oggiono, sull’ipotesi dell’apertura di una moschea, o di un centro culturale islamico.Il secondo riguarda questo bellissimo documento, redatto dalle principali Confessioni religiose presenti in Italia. A fronte degli effetti devastanti di una globalizzazione totalmente asservita ai mercati finanziari, le principali Tradizioni religiose dell’umanità s’impegnano in un dialogo rispettoso, per riscoprire assieme l’importanza della dimensione trascendente dell’umano.Confesso che, di fronte a questi segnali contraddittori, se non divergenti, sono rimasto disorientato, tenuto conto che il Documento interreligioso porta la firma del Presidente della CEI, ovvero rappresenta il Magistero ordinario della Chiesa italiana. Perché, se da un lato questo documento ed altre iniziative simili prospettano un cammino difficile, ma fecondo, che può essere percorso; dall’altro la paura del sacerdote polacco, fino ad arrivare alla strumentale campagna della destra oggionese, non può non generare un senso d’impotenza e di sconcerto. Infatti, chi ci offre una lettura evangelica della realtà in cui ci troviamo? A quali criteri dobbiamo ispirarci per orientare il nostro agire personale? Ma soprattutto, come far emergere lo sguardo e il giudizio della Comunità cristiana, per non disorientare i semplici e non scandalizzare i piccoli con posizioni eretiche, o immorali?Infatti, se questa transizione epocale è complessa e richiede saggezza e ponderazione, che senso ha consegnarla alla paura, o alla logica della guerra tra religioni? Ammesso e non concesso, che altre confessioni possano essere animate da questa logica, noi non possiamo assecondarle, pena il tradimento del Vangelo. Gesù non ha mai chiesto ai suoi discepoli di difendere il Vangelo, o la Chiesa, ma di testimoniare il primo con la nostra vita e le nostre parole. Noi non possiamo mai imporre il Vangelo a nessuno. Semmai pregare, che attraverso la nostra testimonianza coerente finanche al martirio, qualcuno/a possa credere in Lui.Tutto il resto è solo frutto della nostra debolezza umana… Pe. Marco
