Omelia Ordinazioni presbiterali
Milano – Duomo – 13 giugno 2026

I discepoli, una delusione per Gesù
I discepoli, quegli uomini che Gesù ha scelto personalmente, quegli uomini ai quali Gesù ha dedicato tanto tempo, tante parole, quegli uomini che Gesù ha voluto testimoni dei segni da lui
compiuti e delle discussioni e delle polemiche che ha affrontato, proprio questi uomini si rivelano
una delusione per Gesù. Ancora non capiscono, eppure da tempo è con loro e parla a loro: …e tu
non mi hai ancora conosciuto, Filippo. Ancora sono incerti sulla meta da raggiungere e sulla via da
seguire.
Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? Ma, Tommaso, non hai ancora
capito? Io sono la via, la verità e la vita. E noi, gente del buon senso e facili al giudizio, siamo
inclini a dare consigli persino al Signore. E quindi forse ci viene da suggerire a Gesù. Ma perché
non hai scelto uomini migliori, più intelligenti, più virtuosi, più adatti? Perché non li hai preparati
meglio, più capaci di argomentare, più autorevoli nel predicare?
Ci sono buone ragioni per credere che i candidati che oggi sono ordinati preti siano meglio preparati
dei primi discepoli. Hanno studiato per sei anni. Hanno avuto educatori sapienti, esperti, attenti a
tutti gli aspetti della loro personalità. Sono passati attraverso un discernimento, frutto di
consultazioni degli educatori del Seminario, dei parroci, dei laici, dei preti, delle religiose e dei
religiosi con cui hanno vissuto esperienze di comunità, esperienze di servizio pastorale. Dunque si
presentano meglio attrezzati, a quanto si può pensare, dei primi discepoli, più pronti. Eppure non
sarei tanto sorpreso se anche loro si riveleranno una delusione per Gesù, come siamo un po’ tutti
noi.
E capiterà anche a loro, come capita a tutti noi, di trovare nella comunità in cui svolgono il loro
ministero persone che hanno da dire, che mettono in evidenza i difetti, che lamentano
incompetenze, di essere considerati inadeguati alla missione, criticati dalla gente. Forse si potrebbe
dire una delusione per Gesù.
Dio ha scelto
Ma risulta che Gesù ha compiuto le scelte che sono secondo la verità di Dio e perciò si dice che
«quello che è debole per il mondo Dio lo ha scelto per confondere i forti. Quello che è ignobile,
disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla tutte le cose che
sono» (1Cor 1,27ss).
La scelta di Gesù suggerisce di interpretare questo nostro essere inadeguati non come una obiezione
alla missione, non come una motivazione o una scusa per la mediocrità, ma come una condizione
propizia per essere discepoli, sempre discepoli, ancora discepoli, sempre incaricati di mettersi a
servizio dell’incontro con Gesù e della decisione alla sequela.
I discepoli di tutti i tempi e di tutte le situazioni continuano ad avere domande, a essere inquietati
dal mistero di Dio, a desiderare di vedere il Padre, e Gesù continua a richiamarli a non praticare
l’inquietudine come un’incertezza che convince a una spiritualità generica, a una indifferenza versola verità di Dio, a parlare di Dio come un enigma incomprensibile. A questi nostri fratelli affidiamo
