“Si voltò e li rimproverò”. l’agire cristiano è diverso, è alternativo alle logiche pagane.

Le riflessioni di questa settimana sono nate prevalentemente da delle distrazioni, mentre cercavo di pregare sulle letture della Liturgia ambrosiana di mercoledì (Gdc 1, 1-8; Lc 9, 51-56). Pertanto prendetele tranquillamente come annotazioni a latere di queste letture.
Il primo è uno di quei brani tanto cari a Netanyahu & company. Non mi soffermerò sull’interpretazione di questo tipo di brani, perché non è lo scopo di questo scritto. Mi permetto solo di annotare, che questo brano ed altri simili continuano a far parte della Bibbia cristiana, la quale, se non sbaglio, è per noi Parola di Dio. Quindi anche noi nelle nostre Scritture abbiamo delle “guerre sante”. Con quale arroganza, allora, molti di noi sostengono, che su questo punto c’è un abisso tra la Bibbia ed il Corano? E a chi pensa di difendersi, dicendo che Gesù ha superato questa prospettiva, risponderei che un mussulmano normalmente non ha nozione della Rivelazione come evento storico e progressivo, né è tenuto ad averla. Per lui la Bibbia è un tutt’uno ed è il nostro testo sacro; né più né meno di come lo è il Corano per loro.
Detto ciò, sempre questo brano del libro dei Giudici ci mette davanti agli occhi il millenario conflitto tra gli ebrei e le altre popolazioni, che abitano la terra di Canaan. Orbene, se ciò è evidente a chi non è accecato dall’ideologia, con quale temerarietà si vuole far dipendere l’attuale conflitto esclusivamente dagli scontri del 7 ottobre 2023? E’ evidente che la scelta di questa data e le argomentazioni conseguenti sono del tutto pretestuose. Meglio dichiarare apertamente, che i palestinesi non hanno il diritto di esistere. Poi ciascuno renderà conto a Dio del suo pensare e del suo agire.
Ma tutte queste interconnessioni storiche si fanno ancora più intriganti alla luce del Vangelo. Tralasciando i primi versetti, decisivi per la comprensione del Vangelo di Luca, in questo lungo cammino di Gesù e del suo Vangelo dalla Galilea a Gerusalemme, rieccoci in una delle tante tappe del conflitto tra ebrei e palestinesi (i samaritani infatti sono i precursori degli attuali palestinesi). Gesù non viene accolto non per chi sa quali motivazioni teologiche, bensì perché è ebreo.
Di fronte a tale ostilità, certamente meno grave della strage del 7 ottobre, i buoni discepoli suggeriscono a Gesù la reazione più ovvia e più pagana possibile: la vendetta in nome di Dio. A loro sembra il minimo contro chi ha rifiutato il Messia. Ma Gesù alla grande e come solo Lui sa fare, in due verbi ci dice tutta la differenza cristiana; infatti nella sua scelta si rivela l’agire del Padre e, soprattutto, indica quello di coloro che vogliono essere suoi discepoli: “Si voltò e li rimproverò”. In altre parole, l’agire cristiano è diverso, è alternativo a queste logiche pagane. Non stiamo parlando di massimi sistemi, o di valori, ai quali aderire astrattamente; salvo poi agire secondo logiche perfettamente mondane. No, qui Gesù dice semplicemente qual è la chiave di lettura e la conseguente prassi cristiana di fronte a situazioni di questo genere.
Di fronte alla trasparenza ed alla concretezza della Parola di Dio, non si riesce a capire come ampi strati del mondo cattolico possano far convivere la Fede in Gesù Cristo con la cancellazione di Gaza, o l’annientamento degli Hezbollah.
Fermo restando l’assurdità politica di queste tesi, perché sarebbe come ammettere che ad un certo punto qualcuno possa venire a bombardare l’Italia, perché ci sono molti razzisti e molti fascisti; rimane il fatto che da un punto di vista rigorosamente spirituale e cristiano la prospettiva deve essere quella che Gesù ha indicato ai discepoli in questo Vangelo.
Ora, questa distanza tra la visione del mondo di molti che si dicono cristiani e le prospettive di Gesù, rivela ancora una volta quanto la Parola di Dio sia l’illustre sconosciuta nella vita concreta di molti cristiani. Così come sia praticamente inesistente una lettura comunitaria della realtà alla luce della Parola, a fronte di un’inflazione di corsi, ritiri, congressi d’ispirazione cristiana. Soprattutto nelle nostre Chiese occidentali, questo proliferare di cultura religiosa è ancora troppo dipendente da presunte intuizioni spirituali soggettive, o da aspetti marginali dell’immenso patrimonio religioso cristiano. Parafrasando San Paolo, tutte cose buone, ma spesso inutili…
Il risultato di questa deriva è che tutti ci diciamo cristiani, senza sapere ciò che ci rende veramente tali…
Pe. Marco
