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La pace lontana e la fame

Posted on 13 Ottobre 201522 Febbraio 2026 By Robireggio Nessun commento su La pace lontana e la fame

“Un picco così drammatico non era mai stato raggiunto; i combattimenti sono ripresi ormai da settimane e, con i campi che restano incolti, milioni di persone sono alla fame”: padre Daniele Moschetti, missionario comboniano in Sud Sudan, riferisce alla MISNA di una situazione sempre più difficile.
Secondo un rapporto diffuso ieri dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento dell’assistenza umanitaria (Ocha), sono circa quattro milioni e 600.000 le persone bisognose di aiuti alimentari. Un dato, sottolinea padre Moschetti, conseguenza del fatto che in molte zone del Sud Sudan a causa del continuo spostarsi della linea del fronte anche i campi più fertili sono lasciati a se stessi.

sud sudan1

 

“La situazione – dice il missionario – è particolarmente grave negli Stati petroliferi di Upper Nile e Unity: non solo perché è in queste regioni che i combattimenti sono ripresi più intensi tra marzo e aprile ma anche perché nelle zone paludose, mancando cibo a sufficienza, il rischio di malaria è elevatissimo”.
L’emergenza è aggravata dalla partenza delle organizzazioni umanitarie, troppo a rischio con le operazioni militari in corso. Le stesse Nazioni Unite, presenti in Sud Sudan con oltre 12.000 peacekeeper, non si sono dimostrate in grado di garantire il rispetto di corridoi umanitari o aree protette. “I rapporti con il governo del presidente Salva Kiir e con i ribelli di Riek Machar – sottolinea padre Moschetti – restano molto delicati; e non potrebbe essere altrimenti dopo le violenze perpetrate anche di recente contro i civili che avevano cercato riparo nelle basi dell’Onu”.
L’ultima conferma è stata l’espulsione di Toby Lanzer, coordinatore delle Nazioni Unite per l’assistenza umanitaria, nient’affatto reticente verso le responsabilità dei belligeranti. Secondo il missionario, mentre i profughi superano ormai i due milioni, “il caso conferma che il governo non vuole si dica la verità e non tollera sfide alle proprie decisioni politiche e militari”.
In questo contesto, i colloqui di pace vanno avanti tra mille difficoltà e continui rinvii. Di recente è stato concordato un allargamento dei negoziati con la partecipazione di Unione Africana, Onu, Cina e Stati Uniti. Una decisione, sottolinea padre Moschetti, “che testimonia il desiderio di più soggetti di contare qualcosa quando la guerra sarà finita ma che di per sé non garantisce affatto l’avvicinarsi della pace”.
Sulla base di un accordo sottoscritto a inizio anno, entro il 9 luglio dovrebbe in teoria entrare in carica un governo di unità nazionale. Ma questo traguardo appare tutt’altro che a portata di mano: per via dell’indisponibilità al compromesso dimostrata dalle parti in lotta e forse anche perché, sottolinea padre Moschetti, il cammino da percorrere sembra per forza di cose più lungo e tortuoso. “I comboniani e le altre 45 congregazioni religiose presenti in Sud Sudan – sottolinea il missionario – sono convinti della necessità di un cammino di guarigione interiore e di riconciliazione; anche per questo sta sorgendo alle porte di Juba il Centro per la formazione umana e spirituale, un luogo d’incontro tra i giovani e tra le comunità che sarà aperto tutto l’anno per accogliere Dinka, Nuer, Bari o Shilluk senza alcuna distinzione”.

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