
Mentre meditavo sulla bella, quanto impossibile, seconda lettura di questa domenica Ef 2, 13-22, non potevano non venirmi in mente alcuni messaggi, scambiati con la mamma di una delle 116 vittime del naufragio avvenuto nel Mediterraneo il 19 dicembre scorso.
Fanta, dopo aver letto alcune breaking news, che annunciavano al mondo la tragedia di Crans Montana, per un momento ha pensato, che tutto quel clamore si riferisse al barcone dei migranti.
Inizialmente il fraintendimento è nato dal fatto, che anche a Crans Montana c’erano molti migranti, pochi erano svizzeri. Però non si capiva cosa ci facessero tanti giovani stranieri su una montagna. Così ho dovuto spiegarle, che erano andati lì liberamente per divertirsi durante le vacanze natalizie.
Quando sembrava rassegnata di fronte alla triste scoperta, dopo un paio di giorni è ritornata alla carica, perché anche sui social del suo Paese continuavano ad apparire gli aggiornamenti in tempo reale, relativi agli sviluppi della tragedia svizzera.
Vedendo il dispiegamento di forze, per salvare i sopravvissuti e per identificare le vittime, mi chiedeva se non sapessi di qualche sforzo lontanamente simile, per recuperare ed identificare suo figlio e i suoi compagni di viaggio. In fin dei conti non aveva arrecato nessun male all’Italia. Anzi, disobbedendo ai suoi consigli, aveva voluto fuggire dal suo Paese, a seguito dei disordini per l’aumento del prezzo del pane. A scuola aveva appreso, che in Europa c’è la democrazia e tutti godono degli stessi diritti e degli stessi doveri fondamentali. Per questo motivo era fuggito di casa un paio d’anni fa ed era già passato per diverse traversie, per inseguire questo sogno. Lei, ogni volta che le raccontava di qualche difficoltà, cercava di convincerlo a tornare indietro; in fondo a casa sua c’era sempre qualcosa da mangiare e un tetto dove rifugiarsi. Ma niente da fare; lui ripeteva a memoria le parole del suo libro di testo. E poi per consolarla le ripeteva, che i primi soldi guadagnati li avrebbe mandati per sistemare la loro casa fatiscente.
Al che ho tentato di correggere un po’ queste nozioni distorte; finché ho dovuto dirle brutalmente, che in realtà tutto ciò non esiste in Europa e in nessuna parte del mondo. Questa è solo propaganda dei potenti, che per distrarre i poveri d’Europa raccontano loro queste favole. Così i più poveri di qui si affidano ciecamente ai loro sfruttatori, li votano e li appoggiano, sperando che li proteggano dall’invasione dei poveri che vengono dall’Africa.
A questo punto, quasi per un’illuminazione divina, Fanta mi ha scritto: “Ma allora è per questo, che i vostri governanti non vogliono perseguire i trafficanti mafiosi, che infestano i nostri villaggi e seducono i nostri ragazzi?”. Diceva questo, dopo aver letto con quale tempestività sono stati identificati i responsabili del rogo. In questo caso, avendo lei scoperto la verità, non ho dovuto far altro che confermarla in essa.
Mi sono solo permesso di chiederle di fare la sua parte, per convincere gli altri ragazzi del suo quartiere a non inseguire questo sogno impossibile; perché, così facendo, forse permetteranno ai poveri d’Europa di capire chi sono i loro oppressori. Dopo aver lasciato passare qualche ora da questo messaggio, mi ha salutato, invitandomi a fare la mia parte nel porre fine a questa invasione coloniale dell’Africa. In fin dei conti, da quando abbiamo scoperto le loro ricchezze, non abbiamo mai smesso di tormentarli.
Come non darle ragione! Ma se ciò avvenisse, come potremo ancora permetterci di andare in vacanza a Crans Montana?
Pe. Marco
