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Quale Gloria, per quale Dio

Posted on 1 Agosto 20261 Agosto 2026 By admin Nessun commento su Quale Gloria, per quale Dio
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Questa settimana la mia riflessione sarà più uno sfogo a voce alta, più che una vera e propria riflessione con tutti i crismi del caso. Infatti l’argomento, affiorato nuovamente dopo aver meditato le letture di questa domenica (1Re 8, 15-30; 1Cor 3, 10-17; Mc 12, 41-44), è uno di quelli che attraversa tutta la mia vita di Fede e non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente. La domanda di fondo, che anima i miei dubbi e che vorrei proporre anche alla vostra riflessione, è la seguente: cos’hanno a che fare le grandi cattedrali con la Fede cristiana, con l’annuncio del Vangelo? O forse meglio: come mai siamo riusciti a mobilizzare tante risorse umane e finanziarie per realizzare tali monumenti, ma non siamo riusciti a mobilizzarci con altrettanta radicalità e passione per cambiare il mondo e la società secondo il Vangelo?

In effetti, la domanda vera è la seconda, visto che la prima potrebbe dare l’idea di una visione manichea e non tener conto: 1°) della buona fede di chi vi ha contribuito ai più svariati livelli; 2°) dell’indubbio valore artistico di tali opere; 3°) degli infiniti riferimenti religiosi contenuti in questi templi.

Lucidamente consapevole di queste ultime considerazioni, rimane però soggiacente il dubbio presente nella mia seconda domanda; ovvero, vista l’assoluta originalità di tali monumenti, risulta particolarmente stridente il contrasto tra tanta originalità e bellezza e la miseria sociale, nonché l’ingiustizia strutturale, delle società che le hanno prodotte e di quelle che le hanno conservate.

Di solito, di fronte a queste mie inquietudini mi sento rispondere ironicamente, che bisognava curare una cosa e l’altra contemporaneamente. Sì, forse, ma… la mia domanda rimane, visto che anche la realizzazione delle grandi opere religiose ha comportato non pochi sacrifici, soprattutto per le categorie meno abbienti, che non volevano rimanere escluse da questa “liturgia architettonica”, per rendere gloria a Dio.

Ecco, forse esattamente in questo dettaglio, il voler dar gloria a Dio, si è insinuato e continua ad insinuarsi il satan, il tentatore, che con la sua luce smagliante (lucifer), distoglie dalla Luce vera, più che opporsi ad essa. In effetti, sarebbe interessante approfondire queste domande, comparandole con la parallela involuzione della Liturgia, che da Memoriale della vita, morte risurrezione di Gesù di Nazareth, si è trasformata in una solenne e incomprensibile procedura autoreferenziale, che pretendeva rendere gloria a Dio.

In questo senso merita di essere ascoltata la contestazione della Fraternità di San Pio X, quando rimprovera al Concilio Vaticano II, di aver messo in discussione secoli e secoli di liturgia. In fondo bisognava rendere loro ragione del perché, dopo secoli di quel celebrare, improvvisamente il Vaticano II la poneva in dubbio e cercava di riportare la Liturgia eucaristica alla sua dimensione originaria, ad essere cioè Memoriale della vita, morte e risurrezione di Gesù di Nazareth. E la ragione di questa metanoia, conversione, è semplice: ci si era allontanati troppo dal Vangelo!

Tornando alla nostra riflessione, non è un caso che quello che io considero l’apice dell’arte cristiana, il gotico, coincida grossomodo con il momento del distacco della Liturgia dalla sua struttura memoriale ebraica. In realtà il distacco a livello liturgico era già avvenuto da un paio di secoli…

E così accadde che, inconsciamente ma inesorabilmente, la Chiesa cattolica romana, ormai installata come potenza imperiale universale, doveva coinvolgere i suoi fedeli in queste grandi opere di glorificazione di quel Dio, del quale era baluardo e testimone. In tal modo, dalle cattedrali alla liturgia, dalla musica sacra alla pittura, fino alla disputa con il potere imperiale, la gerarchia ecclesiastica orientò la Fede del Popolo di Dio in questa gigantesca opera di glorificazione di Dio. Con il risultato paradossale, che anche le vedove simili a quella del Vangelo, anziché essere destinatarie dell’evangelica Carità cristiana, venivano inconsapevolmente spogliate del poco che avevano, per rendere gloria anche loro a Dio con le loro offerte.

Ma in tutta questa involuzione storica la Chiesa andò dimenticando quanto ci ha detto S. Paolo, ovvero “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi”, che ripreso da S. Ireneo: “La Gloria di Dio è l’uomo vivente”, indicavano semplicemente e inesorabilmente dove orientare e attrarre tutti gli sforzi e i sacrifici del Popolo di Dio: nella realizzazione di quella fraternità caposaldo spirituale del Regno Dio, ma lontanissima dalla gran parte delle società umane finora realizzate sulla Terra, in primis quella societas christiana da molti ancora vagheggiata e rimpianta.

E allora, senza cedere ad alcuna tentazione iconoclasta e ben consapevole che il Popolo di Dio ha bisogno anche di strutture fisiche per adempiere la sua missione, accogliamo come Grazia il dover rinunciare a molto di ciò, che fu prodotto nel passato, ma che forse non aveva come finalità primaria il far crescere il Regno di Dio in mezzo a noi…

Pe. Marco

2026, Meditando con don Marco

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