
Questa settimana mi sento costretto a ritornare su di un tema per niente nuovo purtroppo: è il dramma della persecuzione contro i migranti. L’ennesimo Decreto varato in questi giorni, in piena sintonia con l’aria che tira a livello mondiale, ci obbliga, volenti o nolenti, a prendere posizione, a fare la nostra parte, contro queste leggi liberticide, che, più che aumentare la sicurezza, rendono la vita infernale per migliaia di nostri fratelli e sorelle.
Forse anche qualcuno/a che leggerà queste parole dalla sua confortevole casa, giudicherà queste parole esagerate, lontane da quella realtà incombente e pericolosa, dipinta dai perversi programmi di Rete 4, o dai proclami salviniani. In realtà, chi ha un minimo di contatto reale con la vita dei migranti, fatte salve le solite debite eccezioni, sa quale inferno burocratico devono attraversare quotidianamente, per rimanere in Italia.
Non essendoci nessun reale minaccia dell’ordine pubblico legata ai migranti, queste nuove leggi razziali in realtà perseguono due scopi ben precisi. Da un lato mettono costantemente alla prova, chi è già abbondantemente provato dalla vita, in modo che chi, esasperato crolla, diventi l’esempio da esporre pubblicamente, in vista di una nuova e più disumana repressione. Dall’altro lato, spingendo nell’illegalità le persone per mancanza di documenti, si va a foraggiare l’irregolarità lavorativa e abitativa, ovvero si consegna manodopera a buon mercato per tutti i vari tipi di mafia e delinquenza.
Ormai non vi è chi non veda, come la schiavitù del Terzo Millennio stia prendendo sempre più forma. Venendo meno la nostra manodopera autoctona, saggezza vorrebbe, che si cercasse di accogliere ed integrare al meglio questi migranti, che arrivano a costo zero. Invece, la perversione morale e culturale in cui viviamo sta creando le condizioni per una nuova tratta legale di uomini e donne in condizioni di schiavitù. L’abbiamo già fatto nei secoli scorsi, sotto i sigilli della croce e della spada, ci apprestiamo a riproporla in versione riveduta e aggiornata.
Ciò è reso possibile innanzitutto dal fiorire di questi governi neofascisti e razzisti, espressione democratica di una buona parte della popolazione. Ma anche l’altra metà, che si pone all’opposizione, sembra più interessata a smarcarsi dalla maggioranza, che non metterci la faccia per difendere il diritto ad una vita umana per questi milioni di nostri fratelli e sorelle. Di fronte a questi decreti razzisti, dire che il governo fa distrazione di massa è troppo poco, a fronte della sofferenza di questi esseri umani.
Ma anche la Chiesa, se da un lato vede i suoi vertici mediamente esposti nel denunciare queste derive, nella nostre Comunità locali si fa ben poco per opporsi e denunciare questa oppressione dilagante. E così, mentre le nostre Caritas non smettono di riempire di cibo e vestiti i migranti, i miei confratelli più influenti sono contrari al fatto, che una parrocchia della città di Lecco sia destinata alla Pastorale dei migranti, tanto più se questa è nel centro della città… Della serie: preghiamo per loro nelle Messe, perché il Padreterno se ne faccia carico; ma noi no, noi non vogliamo metterci la faccia (e portare la Croce) con loro e per loro…
Pe. Marco
Per chi volesse, raccomando la lettura di questi semplici, ma efficaci articoli, apparsi durante questa settimana.
Don Mattia, critica al soccorso migranti: una sfida epocale
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