
Per questa domenica saremo chiamati a meditare su uno dei brani evangelici più noti ed anche più soggetti a malintesi. Stiamo parlando del brano della donna adultera, riportato da Gv 8,1-11. Nelle varie letture mondanizzanti la vicenda sarebbe una prova di come Gesù si astenga da ogni giudizio morale, ogni valutazione su ciò che è bene e ciò che è male, lasciando alla coscienza individuale di essere misura del bene e del male. In realtà, anche il commiato finale dalla donna rivela, come il suo atteggiamento abbia come riferimento una chiara consapevolezza del bene e del male.
In realtà, l’atteggiamento misericordioso di Gesù porta in sé una critica radicale e profonda delle derive a cui sono soggette tutte le leggi umane, in primis quelle morali e religiose. Infatti, tutte le leggi hanno un “padrone”, nel senso che vengono elaborate da chi ha il potere di produrle, o l’autorità di applicarle. Per questo motivo gli autori e gli esecutori delle leggi tendono ad applicarle agli “altri” da sé e dal proprio gruppo di potere. Per non andare lontano, basterebbe analizzare la narrazione del potere, riguardante gli scontri avvenuti a Torino nei giorni scorsi. Gli unici criminali colpevoli sono i ragazzi che hanno massacrato il poliziotto. Ma ciò che ha generato questo ennesimo scontro sociale è stato maldestramente occultato dai mezzi di comunicazione mainstream.
Nel nostro caso, come in molte altre culture, la struttura patriarcale e maschilista della società garantiva all’uomo la salvaguardia di fronte a questi incidenti morali.
La scelta di Gesù, di non condannare la donna alla lapidazione, appare come l’unica scelta giusta in quella situazione, benché metta a nudo l’ipocrisia e l’ingiustizia di tutta una struttura sociale e religiosa.
Inoltre, come spesso succede in tutte le situazioni ingiuste, l’anello debole della catena fa da capro espiatorio, sul quale vengono fatte cadere tutte le responsabilità, liberando il resto della società dalla presa di coscienza circa le proprie responsabilità.
Anche per contrastare questo carattere vendicativo-espiatorio, Gesù, anticipando i tempi, c’invita a coltivare il carattere pedagogico delle leggi. Ciò che a Lui interessa è che l’errante riconosca l’illusorietà del male e riscopra un desiderio rafforzato per ciò che è buono e giusto.
Se tutto ciò può essere bello ed edificante nel pensarlo e nel leggerlo, non lo è nelle situazioni concrete, in cui gli umani si ritrovano a cercare il bene e sconfiggere il male. Anche in questo caso, come in altri nel Vangelo, questi esecutori della condanna ed i loro mandanti desistono dai loro propositi, ma possiamo immaginare quali sentimenti avessero in cuore per l’onta subita.
Da questo esempio cogliamo meglio il senso delle parole rivolte da Simeone a Maria, durante la presentazione al Tempio: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” Lc 2,35. Il Vangelo è sempre contemporaneamente annuncio e denuncia, a seconda di come ci troviamo di fronte a lui. Ma questa ambivalenza ha operato come un fiume carsico, che ha alimentato i risentimenti e la sete di vendetta, nei riguardi di questo Maestro presuntuoso e arrogante, che pretende di ergersi a Signore del bene e del male.
Basta scorrere lo stesso cap 8 e subito ci accorgiamo che Gesù, ponendosi come Luce del mondo, scatena l’ennesima bagarre. La crocifissione, che contempleremo tra poche settimane, sarà solo il naturale epilogo di un rifiuto ed un risentimento troppo a lungo covati.
Ebbene, Gesù schierandosi dalla parte di quella donna e di altre innumerevoli vittime dell’ingiustizia, accetta anche di andare incontro consapevolmente e liberamente alla violenza, che lo toglierà da questo mondo. In questo senso e solo in questo senso “Gesù andò incontro liberamente alla Passione”, come recitiamo quotidianamente nella Preghiera eucaristica. Il che è ben diverso e tutt’altra cosa da una sua presunta volontà di soffrire e morire sulla croce. La sua unica e irriducibile volontà è stata quella di annunciare e vivere il Regno di Dio, dove regna la Vita in abbondanza per ogni figlio e figlia di Dio.
Tutto il resto, compresa la morte fisica, è relativo e non ha presa su di Lui.
E noi?
Pe Marco
