" La verità vi farà liberi" Gv 8,32

L’arte dell’attesa

Per questa riflessione vorrei partire dalle ultime parole del Vangelo “Giovanni evangelizzava il popolo”, che hanno attirato la mia attenzione per la prima volta nella mia vita. Infatti, non poca letteratura biblica, sia esegetica, che esortativa, tende a rimarcare una distanza abissale tra il Battista, ultimo esponente dell’Antico Testamento, tutto legge e giustizia, e Gesù, pienezza di ogni legge e fondatore della religione della misericordia e della grazia. Ricordo ancora con una certa nitidezza un commento semplificatore, che pretendeva contrapporre questi forti richiami del Battista al Padre Misericordioso di Lc 15; dimenticando, ahimè, i “guai” del cap. 6, o gli 8 “Guai” di Mt 23. Eppure, Luca che è l’evangelista per antonomasia della Misericordia, ci dice che anche l’azione del Battista è un’azione evangelizzatrice. Ma come?
Probabilmente, più che con questi antagonismi semplificatori, dovremmo rileggere le due figure in una prospettiva complementare, senza per questo pensare di ridimensionare il ruolo e l’importanza di Gesù. E allora il Battista, che è “il più grande nato da donna” Mt 11,11 può solo dirci “come dobbiamo metterci di fronte a JHWH”, ma non potrà mai dirci chi è JHWH, o meglio cosa fa JHWH; questo ce lo può dire solo il Figlio, uscito dal seno del Padre.

Ecco allora che in questo tempo d’attesa, che è l’Avvento, come ben sappiamo, non è prioritaria la preparazione in vista del 25 dicembre. Questa attesa temporale deve risvegliare in noi la grande Attesa, l’Attesa fondamentale della nostra vita, che è l’incontro nella nostro vita con il suo Signore. E questo Incontro, paradossalmente, avviene qui ed ora, dentro i minuti e le ore, che ci sono dati da vivere su questa Terra. La Storia, con le sue vicende ed i suoi condizionamenti, sono “il luogo” dove siamo chiamati ad incontrare l’Eterno, il Signore della Vita.

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Questo incontro non dipende solo da noi, anzi forse non dipende da noi, perché il Suo venire è assolutamente libero e insondabile. Noi non possiamo prevedere e programmare dove e quando Lui vuole rivelarsi a noi.

Eppure, come ci esemplifica molto bene Luca nel Vangelo di oggi, noi abbiamo un compito ben preciso da svolgere in questa attesa: è quello di stare dentro la Storia, dentro la Vita con degli atteggiamenti ben precisi, perché questi atteggiamenti coltivano in noi l’Attesa, ci aiutano a ricordare che ciò che stiamo vivendo non è tutto, non è la pienezza della nostra vita, ma un di più, il compimento deve ancora venire.
Come possiamo notare, Luca, con estrema semplicità, ci mostra con questi esempi che l’attesa del Liberatore si realizza smantellando, tenendo sotto rigoroso controllo il suo Antagonista: la ricchezza, il denaro. Infatti, se andiamo ad analizzare i due esempi citati, la loro ricaduta concreta è di tipo economico (estorsione, condivisione…). Certo, gli stolti in senso biblico diranno: “Beh, ma in fondo sono dei semplici esempi. È legittimo attribuir loro tutto questo valore spirituale”. Eppure, se andiamo ad analizzare la logica che vista sotto, scopriamo che il Battista profeticamente ci dice: “Non appesantirti e non distrarti accumulando ricchezze superflue! Perché queste non sono la tua Salvezza. Loro ti danno solo l’illusione della Salvezza, ma non lo sono. Pertanto, perché “estorcere”, perché trattenere ciò che puoi “condividere”? Il tuo Liberatore deve ancora venire, cercalo altrove, rimani attento, aperto, vigile e lo incontrerai”.
Mi pare che questo Battista in versione lucana provochi in modo unico questa nostra Chiesa, pienamente inserita nel declino occidentale. Purtroppo, la cultura che in cui siamo cresciuti, attaccata al benessere economico e alla fiducia illimitata nelle conquiste tecnologiche, ci ostacola molto nel metterci realmente in attesa del Signore della Vita, presente nella Vita, segnata da scandalose contraddizioni. Il Regno è presente e cresce anche in mezzo a queste contraddizioni, ma raramente interseca i nostri gruppi e le nostre riunioni, formalmente corrette e giuridicamente impeccabili. Certamente abbiamo bisogno di sostenerci reciprocamente nello smascherare le forme contemporanee di estorsione e sfruttamento nei riguardi dei più poveri del pianeta, oltre che reimparare a vivere dell’essenziale, per poter condividere di più. E chissà che in questo modo il Veniente trovi ospitalità anche nella nostra vita…

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