
Carissimi tutti, che leggete normalmente queste riflessioni, per questa settimana non riesco a proporvi una mia riflessione, ma solo lo smarrimento e la solitudine, per la perdita di tre testimoni, che, in un modo o nell’altro, hanno attraversato la mia vita.
Certamente quella che meno mi ha segnato riguarda don Angelo Casati, ex parroco di San Giovanni e del quale riporto la poesia di seguito. Pur non avendolo mai incontrato, ne ho apprezzato la densità spirituale in alcuni suoi scritti, ma soprattutto attraverso la testimonianza di molti parrocchiani.
Invece decisamente più significativa è la scomparsa di altri due consacrati. Il primo è un mio compagno di Messa, don Luca Nichelini, morto alla soglia dei 61 anni a causa di un tumore. Oltre al Seminario, con lui ho condiviso alcuni anni di ministero alla SAMZ nella zona sud di Milano. Un’esperienza breve ma intensa, rivissuta brevemente al funerale in un intenso scambio con il nostro parroco di allora, don Luigi Parisi. Con la voce ormai flebile mi diceva: “Sì Marco, noi eravamo troppo avanti…” e stiamo parlando della fine degli anni ’90. Questa annotazione fatta da lui, che spesso mi ha rimproverato “di correre troppo”, al tempo stesso dice come ora per me sia difficile attendere qualcosa, che per me già appartiene al passato, ma che per i più rappresenta una novità ancora da scoprire e da esperimentare. Purtroppo, ogni giorno che passa, mi accorgo quanto fosse lucida la testimonianza del card. Martini in “Dialoghi notturni a Gerusalemme”, quando diceva: “La nostra Chiesa è in ritardo di almeno 200 anni rispetto al corso della Storia”…
Ritornando nell’alveo di questo scritto, mi è caro qui attestare la grande testimonianza di Fede di questo mio compagno, che ha vissuto con serena lucidità tutto il decorso della sua malattia. Come è sempre stata la sua vita, soprattutto nel momento drammatico della morte, mi ha mostrato cos’è quella Fede dei semplici e dei piccoli, di cui parla il Vangelo, ma che tanto a me manca…
Infine, per motivi totalmente diversi, permettetemi di condividere il grande lutto ed il senso di vuoto, che lascia in me la morte di Enzo Bianchi. Al di là della sua immagine pubblica, che non necessita di presentazioni, io porto nel cuore la grande ricchezza di diversi Esercizi spirituali fatti con lui, uniti a densissimi, seppur brevi, momenti di familiarità condivisi; non ultimo uno scambio personale nei primi mesi del mio allontanamento dal Brasile. Anche con me, come faceva con la sua Comunità, mi buttò in faccia l’unica cosa che andava fatta in quel momento, ma che non fu possibile realizzare…
Da vero profeta non esitò a pronunciare quelle parole, “che mi penetrarono come una spada a doppio taglio”, ma che mi accompagneranno fino al mio incontro con il Padre. Purtroppo, una buona parte della sua Comunità non lo capì fino in fondo; o, forse più mediocremente, non ebbe la forza di portare il peso di quella sua parola infuocata. E così, anche lui, alla fine ne è stato profondamente segnato…
Pe. Marco
Fuori coro
Non sono “fuori strada”,
arranco.
Sono un “fuori corso”,
dietro carte
che non combaciano.
Sono per natura
un “fuori coro”.
Fuori le chiese, fuori i confini,
fuori le definizioni,
soffro la restrizione.
Unica Speranza
che anche tu, Dio,
per Grazia sia “fuori”
e ci si possa
finalmente abbracciare.
Don Angelo Casati
