
Purtroppo, in questa riflessione non potrò scrivervi niente di originale e niente che non abbiate già letto in questi spunti settimanali. D’altro canto, non posso non ripetere queste ovvietà, la mia coscienza me lo impone, a fronte dell’assordante silenzio del Potere e dei suoi onnipresenti mezzi di comunicazione, con il quale si è tentato di silenziare questa tragedia: l’uccisione di un uomo, di 31 anni, marito e padre, lavoratore onesto, ma sfruttato, massacrato come se fosse un cane randagio e appestato. Questo riaffiorare del male assoluto, perché gratuito, perché senza senso e prende di mira un innocente, ebbene tutto ciò non può essere occultato per un pugno di voti.
Certamente con il passare del tempo sono emerse delle voci dissonanti. Con il passare dei giorni sembra che la forza della Verità e della Giustizia voglia imporsi sull’ipocrisia del silenzio, soprattutto istituzionale. Eppure permane un’immorale distanza tra l’attenzione riservata a questa vittima e quella riservata alle vittime di Modena, o peggio ancora delle Maldive. Per l’incidente non del tutto casuale delle Maldive si sono dislocate decine di giornalisti. Per Bakari prevalentemente dispacci dell’ANSA ed altre agenzie di stampa.
Eppure, a ben guardare, in questo caso di Taranto la tragedia è totale, perché, a fronte di un uomo onesto e lavoratore, troviamo un gruppo di adolescenti e giovani, specchio tragico di molti, troppi, giovani di questa nostra società decadente, eppure ancora presuntuosamente orgogliosa. Senza nulla togliere alla responsabilità morale del loro gesto, è più che evidente come questi giovani, abituati a sciupare la loro giovinezza in “notti magiche”, sono vittime del razzismo e della discriminazione, che ormai scorrazzano senza limiti su tutti i nostri mezzi di comunicazione.
Sempre su questa linea di fragilità, travolte da una comunicazione perversa e immorale, dobbiamo leggere il gesto dissennato compiuto da Salim El Koudri a Modena, biecamente strumentalizzato da chi è moralmente responsabile per tutte queste tragedie.
Ecco, se questa riflessione ha una pretesa, è quella di far emergere le autentiche responsabilità di queste ed altre tragedie simili: sono quei tiranni denunciati da Papa Leone a Bamende, Camerum, i quali grazie al loro potere multiforme diffondono menzogne, seminano odio, scatenano in ogni dove guerre tra i poveri; con il chiaro intento di distrarre le masse impoverite dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze sempre più crescenti.
Purtroppo, un certo pacifismo disincarnato e un malinteso moderatismo cattolico pensano ancora di affrontare queste discriminazioni razziali con appelli generici, o lasciando cadere le tragedie nel dimenticatoio, per non alimentare il conflitto sociale; come se il conflitto e la violenza di questa società non fosse già in azione e non schiacciasse milioni di uomini e donne sotto il peso di continue discriminazioni, di ingiustificate distinzioni, di disuguaglianze economiche e chi più ne ha, più ne metta. Queste forme di violenza estrema non sono la causa del conflitto sociale, bensì l’emergere della violenza del nostro sistema sociale, economico e culturale.
Ecco allora, che vorrei invitarvi a leggere alla luce della Fede il dono provvidenziale, che ci è stato fatto con l’elezione di Papa Leone. Un uomo sicuramente mite e un po’ timido, abituato dalla sua formazione giuridica a misurare il linguaggio e a ponderare le parole. Ebbene, se un uomo così si permette di usare le seguenti parole, allora c’è qualcosa di grave in gioco. Nell’Udienza del 06/05, approfondendo la relazione tra Chiesa e Regno di Dio ha detto: “La Chiesa è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito… La Chiesa è il popolo di Dio, che legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza”.
Eppure, nonostante questi evidenti segni dei tempi, le nostre parrocchie e le altre strutture ecclesiali continuano imperterrite a seguire il loro organigramma, fatto di Prime Comunioni, Cresime, Mese di Maggio; per poi passare all’oratorio feriale, al campeggio, come se nulla fosse, come se “niente di nuovo stesse accadendo sotto il sole”.
Ma queste discriminazioni, queste vittime innocenti, queste innumerevoli guerre di conquista, questi genocidi potranno solo aumentare, fino ad entrare nelle nostre case, se non avremo il coraggio di un’indignazione, di una reazione umana e cristiana, per opporci all’ingiustizia e alla menzogna, per ridare voce alla giustizia e alla verità.
Pe. Marco
