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Dal notiziario della COMUNITA’ PASTORALE “MARIA REGIA DEGLI APOSTOLI” Barzago – Bevera – Bulciago (2)

Posted on 21 Giugno 202621 Giugno 2026 By admin Nessun commento su Dal notiziario della COMUNITA’ PASTORALE “MARIA REGIA DEGLI APOSTOLI” Barzago – Bevera – Bulciago (2)

Il tempo Pasquale si è concluso, ma la festa di Pentecoste se da una parte dà a compimento la gioia della Risurrezione con il dono dello Spirito Santo, dall’altra ci rilancia nel nuovo periodo liturgico, detto appunto “tempo dopo Pentecoste”. Nella nostra Comunità quasi a cerniera tra questi duetempi abbiamo celebrato la Festa delle Genti ospitando Cristiani provenienti da ogni parte del mondo e residenti ormai nelle terre della nostra zona pastorale di Lecco. La giornata, che nelle prossime pagine troverà ampio spazio, ha lasciato nel cuore di molti una gioia profonda e anche molte provocazioni. Come potremmo portare avanti quanto sperimentato nella festa e nellapreparazione della stessa? Come potremo assecondareciò che lo Spirito ci ha suggerito? Come non lasciar cadere tutta la bellezza delle relazioni e fraternità che si sono create? Come, insomma, continuare non solofare “la festa delle genti”, ma diventare “Chiesa dallegenti” nella normalità? Le risposte non sono immediate, richiedono tempo,confronto e discernimento, ma trovo nella riflessionedi don Tonino Bello, che riporto di seguito, qualche spunto interessante. Pentecoste è una festa difficile. Ma non perché lo Spirito Santo, anche per molti battezzati e cresimati, è un illustre sconosciuto. È difficile, perché provoca l’uomo a liberarsi dai suoi complessi. Tre soprattutto, che a me sembra di poter individuare così.

Il complesso dell’ostrica

Siamo troppo attaccati allo scoglio. Alle nostre sicurezze.

Alle lusinghe gratificanti del passato. Ci piace

la tana. Ci attira l’intimità del nido. Ci terrorizza l’idea

di rompere gli ormeggi, di spiegare le vele, di avventurarci

sul mare aperto. Se non la palude, ci piace lo

stagno.

Di qui, la predilezione per la ripetitività, l’atrofia per

l’avventura, il calo della fantasia.

Lo Spirito Santo, invece, ci chiama alla novità, ci invita

al cambio, ci stimola a ricrearci.

C’è poi il complesso dell’una tantum

È difficile per noi rimanere sulla corda, camminare sui

cornicioni, sottoporci alla conversione permanente.

Amiamo pagare una volta per tutte. Preferiamo correre

soltanto per un tratto di strada. Ma poi, appena trovata

una piazzola libera, ci stabilizziamo nel ristagno

delle nostre abitudini dei nostri comodi. E diventiamo

borghesi.

Il cammino come costume ci terrorizza. Il sottoporci

alla costanza di una revisione critica ci sgomenta. Affrontare

il rischio di una itineranza faticosa e imprevedibile

ci rattrista.

Lo Spirito Santo, invece, ci chiama a lasciare il sedentarismo

comodo dei nostri parcheggi, per metterci sulla

strada subendone i pericoli. Ci obbliga a pagare,

senza comodità forfettarie, il prezzo delle piccole numerosissime

rate di un impegno duro, scomodo, ma

rinnovatore.

E c’è, infine, il complesso della serialità

Benché si dica il contrario, noi oggi amiamo le cose

costruite in serie. Gli uomini fatti in serie. I gesti promossi

in serie. Viviamo la tragedia dello standard, l’esasperazione

dello schema, l’asfissia dell’etichetta. C’è

un livellamento che fa paura. L’originalità insospettisce.

L’estro provoca scetticismo. I colpi di genio intimoriscono.

Chi non è inquadrato viene visto con diffidenza.

Chi non si omogeneizza col sistema non merita

credibilità. Di qui, la crisi della protesta nei giovani, e

l’estinguersi della ribellione.

Lo Spirito Santo, invece, ci chiama all’accettazione del

pluralismo, al rispetto della molteplicità, al rifiuto degli

integralismi, alla gioia di intravedere che lui unifica e

compone le ricchezze della diversità.

Cari fratelli, la Pentecoste di questo anno vi metta nel

cuore una grande nostalgia del futuro.

Forse la Festa delle genti ha raggiunto il suo vero

obiettivo se ha raggiunto il nostro cuore. I complessi di

cui parla don Tonino Bello penso che li comprendiamo

bene. Sta a noi assecondarli o voler costruire il futuro.

Anche (e soprattutto) se è impresa difficile lo Spirito ci

illumini, come singoli e come comunità.

Don Giovanni

2026, INIZIATIVE DEL TERRITORIO

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