
In uno dei rarissimi colloqui spirituali di questa Quaresima mi veniva chiesto di decifrare il senso evangelico della visita di Papa Leone nel Principato di Monaco. Non entrerò nel merito della questione, perché ha poco a che fare con questa mia riflessione pasquale. Invece, questa ultima vicenda e l’inquietudine di quella persona sinceramente cristiana cattolica, fa emergere drammaticamente una questione sollevata da don Sequeri ed altri teologi qualche anno fa: che fine ha fatto l’opinione pubblica cattolica? Dove, come e quando possiamo ritrovare una lettura cattolica cristiana dei fatti e degli avvenimenti, che ci attraversano.
Ma queste considerazioni, apparentemente lontane dal Mistero Pasquale, rimandano ad una grossissima questione teologica e spirituale: come leggiamo nel 2026 i Segni dei tempi? Soprattutto come e dove ritroviamo, dentro la nostra Storia, i segni della Risurrezione? Dove, da quali segni, fenomeni, atteggiamenti, possiamo riconoscere e proclamare, che il Signore Risorto è presente ed operante in questa Storia, in questo Tempo, apparentemente consegnato al signore della divisione e della morte?
Purtroppo, di fronte a queste domande fondamentali dobbiamo confessare una prima grande vittoria del signore della divisione: la riduzione individualistica della nostra Fede, troppo appiattita sull’individualismo economico e culturale. A parte qualche piccolo germoglio prodotto dal percorso sinodale, anche dentro la Chiesa siamo obbligati ad ascoltare la Parola individualmente e tirarne le conclusioni che ci sembrano più opportune. Se questo percorso è inevitabile per le nostre questioni personali e private, è invece deleterio e diabolico per tutte le questioni collettive, ecclesiali, sociali, politiche, economiche ecc… A questi livelli, rispondere individualisticamente è molto riduttivo, ma soprattutto pericoloso, perché il demonio, insinuandosi nel nostro “io”, alla luce dello stesso Vangelo ci fa giungere a conclusioni esattamente opposte, se non antagoniste.
Basti vedere la sterile, quanto faziosa polemica, per la partecipazione del Sindaco cristiano di Lecco e del Prevosto all’Iftar (rottura del digiuno) della Comunità islamica della moschea di Via Promessi Sposi.
Io ero presente, anche se volutamente defilato, vista la scandalosa ambiguità della Chiesa lecchese, di voler apparire accogliente ed ecumenica, quando in questi mesi qualche prete ha impedito la destinazione della parrocchia del Caleotto alla Pastorale dei Migranti.
Detto ciò, la nostra partecipazione a quel momento così importante per il mondo mussulmano è stata una risposta sicuramente evangelica ai Segni dei tempi.
Però, se è vero come è vero, che Gesù Risorto è apparso a Maria Maddalena innanzitutto, è altrettanto vero che tutte le altre apparizioni sono state esperienze condivise e comunitarie. Ciò non per caso, bensì perché la Fede cristiana o è evento comunitario, o non è Fede realmente cristiana. Da qui la necessità teologica di una vita comunitaria, che sia costantemente proiettata a riconoscere oggi il Signore Risorto, presente in mezzo a noi, per camminare insieme a Lui lungo le strade della Vita.
Mancando uno spazio ecclesiale dove fare questo discernimento, condivido con voi ciò che la mia povera Fede riesce ad individuare, ben consapevole della limitatezza del mio sguardo…
Ed ecco allora, che l’esperienza per me più evidente della presenza del Risorto, è il cosiddetto Movimento “No kings”, che in chiara continuità con l’Esodo si oppone ai retrocessi autoritari e faraonici delle nostre democrazie. Ma anche la tenace resistenza del popolo ucraino per non ritornare ad essere vassalli dell’impero russo. Ancora, la resistenza del popolo palestinese all’imperialismo israeliano, semplicemente per dire “Noi esistiamo e non siamo figli minori d’Israele”. E poi l’incredibile, quanto tragica, lucidità del popolo iraniano, che riesce contemporaneamente a dire: no agli ayatollah-faraoni e no al faraone-Netanyahu. Infine, il Signore Risorto è presente nella resistenza caparbia di molti contadini del Maranhão e del Sud globale, che si oppongono e resistono all’intossicazione delle loro case, dei loro raccolti, delle loro persone, prodotta dalla polverizzazione di pesticidi e erbicidi nei latifondi tramite droni.
E la lista potrebbe continuare all’infinito, benché i grandi network della comunicazione censurino tutta questa Vita, che resiste e cresce nonostante tutto.
Che queste luci pasquali possano illuminare anche le nostre notti ed i nostri giorni, troppo spesso attraversati dall’indifferenza e dal non senso.
Pe. Marco
