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Insegnare con autorità e non come gli scribi

Posted on 13 Gennaio 202422 Febbraio 2026 By admin Nessun commento su Insegnare con autorità e non come gli scribi

Nel Vangelo della Messa ambrosiana del mercoledì di questa settimana, abbiamo risentito questo versetto: “Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” Mc 1,22. Il versetto riassume lo stile dell’azione evangelizzatrice di Gesù. Ma cosa vuol dirci Marco con questa frase sintetica? Che cosa dava autorità alla parola di Gesù? E come parlano invece gli scribi?

Marco spiega con efficacia questa sua sintesi, passando in rassegna una giornata-tipo di Gesù.

Innanzitutto, passa sulle sponde del lago della Vita e chiama i suoi discepoli e li porta in Sinagoga, per riportarli alla radicalità della Parola dell’Antico Testamento. Questa Parola, riletta certamente in modo radicale, trova la sua interpretazione autentica nel proprio agire di Gesù. Per questo motivo, fin da subito, il Divisore, il Maligno, si rivolta contro la sua Parola, contro questa rilettura delle Scritture totalmente protesa verso la nostra Liberazione.

Ma non finisce qui. Uscendo dal tempio, Gesù passa tutta la giornata a servizio delle persone che incontra, per aiutarle a liberarsi da ciò che le soggioga e le opprime, siano esse malattie fisiche, mentali, o culturali.

Ecco, questo intreccio, questa reciproca correlazione tra la Parola e la Vita, è ciò che dà autorevolezza all’insegnamento di Gesù. Se la sua Parola dice il perché, il senso della sua missione, la sua prassi, la sua Vita, dà conferma e contenuto alla sua parola. Il tutto in un ritorno alle radici delle Scritture, a quella Liberazione dalla schiavitù egiziana, che ha generato Israele, Popolo oppresso liberato dalla forza di JHWH. Gesù di Nazareth, recuperando quella radice, la porta a compimento. Non più e non solo la Liberazione socio politica, bensì universale, ovvero per tutti gli esseri umani e da tutte le forme di ingiustizia, di malattia e di oppressione.

Tutto ciò da autorevolezza e credibilità a Gesù.

Viceversa, gli scribi, come la gran parte delle autorità di tutti i tempi, siano esse religiose, o politiche, si appellano al principio d’autorità, per imporre pesi che loro si guardano bene dal portare. E così, se da un lato non vivono quanto predicano, ma esigono obbedienza per la carica ricoperta; dall’altro interpretano le Scritture a servizio dello status quo; trovano sempre un brano, o un versetto delle Scritture, per giustificare la situazione vigente, per consolare gli oppressi e le vittime, garantendo loro un premio dopo la morte, se sopporteranno tutto in silenzio.

Nel frattempo, riescono a moltiplicare incomprensibili liturgie, per anestetizzare la fatica quotidiana delle masse, grazie a Dio, sempre più incredule e smarrite.

Per gli improbabili lettori del cap. 1 del Vangelo di Marco, vorrei mettere in guardia da una lettura del capitolo con occhi troppo moderni. In generale, Marco è l’evangelista, che sottolinea maggiormente l’azione taumaturgica ed esorcistica di Gesù. Questa caratteristica va collocata dentro la visione del mondo di quel tempo e le esigenze teologiche di Marco. Di certo, non si trattava di gesti spettacolari e mozzafiato, come le magie dei giocolieri, tali da assoggettare lo spettatore e cancellare ogni ragionevole dubbio.

Anche nel caso degli indemoniati, Gesù non agisce mai autonomamente e magicamente, a prescindere dagli interessati. Solo opera laddove incontra un’apertura e una relazione nei suoi confronti. Ciò non tanto per fare proselitismo, bensì per capire il senso di quei gesti e poter riconoscere in Gesù l’azione del Padre.

Più in generale, l’azione liberatrice di Gesù non avviene mai a prescindere dalla Fede e dal coinvolgimento attivo dei suoi interlocutori. In altre parole, Gesù non libera nessuno che non voglia liberarsi dai suoi mali.

Eppure, sia a livello ecclesiale, che a livello civile, personalmente vedo crescere spaventosamente un fatalismo di stampo neopagano. E così, se le persone religiose invocano soluzioni miracolose, il mondo laico si trascina rassegnato nell’attesa di un leader messianico. Analogamente i poveri vengono trattati così come noi ci sentiamo trattati da Dio, come degli oggetti anonimi e passivi, sui quali riversare fiumi di cibo e vestiti, oppure come casi da portare all’attenzione dei nostri politicanti, perché concedano loro benevolmente dei “bonus” fino al passaggio nell’al di là.

Di Libera-azione per vivere pienamente da Figli di Dio, non se ne parla neanche; forse perché la Libertà umana è troppo imprevedibile, come Colui che l’ha creata…

                                                                                               Pe Marco

2024, Archivio, Lo sguardo di don Marco

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