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2017, sarà l’Anno del Brasile?

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Carissimi amici, che abitate “al di là del mare”, vi confesso che in questi ultimi giorni mi ritorna questo pensiero, presente nel titolo di questa riflessione. Con i tempi che corrono lì in Europa, probabilmente i più si chiederanno il perché di questa enfasi sulla data; infatti, quasi nessuno ricorderà, meno ancora festeggerà, il fatto che il prossimo anno ricorrerà il centenario della Rivoluzione d’Ottobre nella Russia zarista, già ritornata tale…

Ovviamente i miei “sogni” rispetto al Brasile sono ben più positivi, come è giusto che sia un sogno…

In realtà questa introduzione, un po’ onirica, è un evidente pretesto, per parlarvi di ciò che sta accadendo in questi ultimi mesi qui in Brasile; ovviamente sottaciuto dai media dell’Impero. Anzi, a dire il vero, ho visto che, perlomeno fino al colpo di stato parlamentare, ingiustamente divulgato come impeachment, i principali giornali italiani ne hanno dato notizia. Dopo di che, il silenzio. Come se realmente tutto fosse sotto controllo, in pieno accordo con la “pax romana”, voluta e divulgata dal presidente golpista, Temer.

In realtà, già durante il processo golpista, c’erano stati tentativi di resistenza, ispirati dal PT, il partito di Lula e Dilma, e dall’MST; ma l’immoralità politica dei due ex presidenti fece con che questi tentativi, di fatto, finissero in nulla. Per chi aveva accompagnato gli avvenimenti del golpe, è bene sottolineare che le folle, che forse avete visto manifestare all’epoca, non erano composte dalle fasce più povere ed umili della società. Un dato per tutti: nella più grande mobilizzazione, quella del 13 marzo 2015, a S. Paolo manifestarono circa un milione e mezzo di persone. Un sondaggio ufficiale, realizzato all’epoca, aveva constatato che il salario medio dei manifestanti corrispondeva a dieci salari minimi. Ciò significa, che la grande maggioranza di quei manifestanti apparteneva alla classe media e media alta; tenete conto che il 70% dei brasiliani vive con due salari minimi o meno al mese.

Il fatto è, che il governo golpista, sull’onda dell’euforia della deposizione della presidente Dilma, ha sfornato una serie di misure neoliberali, che stanno massacrando le fasce più deboli. Soprattutto sta tentando di far passare due provvedimenti nefasti, che, forse, faranno esplodere il Brasile.

Uno è il tentativo di riformare radicalmente le Scuole Superiori, tramite un Decreto legge, elaborato dal Governo, senza alcuna consultazione dei vari segmenti, che compongono l’area dell’Educazione. L’altro, ben peggiore, è una proposta de Emenda costituzionale, che, se fosse approvata, praticamente, congelerebbe per i prossimi vent’anni gli investimenti federali primari, ovvero per l’Istruzione, per la Sanità, per la Sicurezza, per l’Ambiente ecc. Infatti questi investimenti non sarebbero più legati all’andamento del PIL, come è attualmente, bensì all’andamento dell’inflazione. Questa proposta è stata elaborata col pretesto di controllare la spesa pubblica, in particolare il fatidico rapporto PIL/Debito pubblico. Se in Brasile avessimo un apparato statale che funziona, la proposta potrebbe avere qualche senso. Ma, viste le condizioni in cui si trovano tanto la Sanità, come l’Istruzione, se un futuro Governo, nel corso dei prossimi vent’anni, volesse aumentare gli investimenti in una di queste aree non potrebbe farlo. Il tutto è ulteriormente aggravato dal fatto che in questo progetto non si contempla minimamente la possibilità di fomentare altre forme di finanziamento della spesa pubblica, per esempio tassando i rendimenti finanziari, o elaborando una Riforma tributaria, visto che il Brasile continua ad essere il quarto Paese più ingiusto del Pianeta.

A questo riguardo vi consiglio di leggere la Nota del Consiglio Permanente dei Vescovi Brasiliani e una riflessione del Primate del Brasile, l’Arcivescovo di Salvador nella Bahia. Questo materiale lo trovate nei due links in fondo a questo articolo.

In tutto questo contesto, finalmente, un po’ sull’onda dell’esperienza cilena di un paio di anni fa, gli studenti delle Superiori, prima, seguiti da alcune facoltà universitarie, hanno cominciato una serie di occupazioni, che, lentamente, sembrano estendersi per tutto il Paese. Innanzitutto mi permetto di fare un inciso sulla questione occupazioni. Probabilmente, se avessi letto questo articolo ai tempi del mio insegnamento alle Superiori di Milano, io sarei stato tra i primi a rigettarlo. Infatti, durante quell’ esperienza ho visto, certamente, il lato peggiore di questo fenomeno. In realtà quelle erano prevalentemente un pretesto per non fare lezione durante il mese di dicembre.

L’esperienza che vedo qui, per il momento, è qualcosa di molto più serio. Innanzitutto non sono dettate da queste motivazioni di evasione scolastica. Inoltre nella facoltà dell’Università Federale del Maranhão, che sto accompagnando, ho visto un’autodisciplina e una organizzazione interna realmente invidiabile rispetto dei nostri studenti, svogliati e apatici. Detto ciò, penso sia importante dare attenzione a questo fenomeno, perché, per il contesto brasiliano, è una novità decisamente positiva. Infatti, contrariamente a ciò che ho scritto più volte, finalmente questi giovani mostrano una coscienza critica e una volontà di reagire all’arroganza e all’oppressione di una oligarquia, corrotta e violenta, che sempre ha governato questo Paese. Inoltre il fenomeno sta assumendo un carattere nazionale; cosa questa assolutamente inaudita in questo Paese/Continente. Infatti da più parti è stato sottolineato che, neanche ai tempi della lotta contro la Dittatura, si era visto un fenomeno di queste dimensioni, perché all’epoca la resistenza era concentrata in San Paolo e Rio de Janeiro. Purtroppo, a causa della novità del fenomeno e dell’estensione del Brasile, non sono ancora riusciti a organizzare un coordinamento nazionale del Movimento; ma questa mattina ho ricevuto una mail annunciando l’avvio di questo processo nello Stato, che è il cuore di questo movimento, il Paranà (sarà un caso, ma è uno degli Stati con la maggior concentrazione di discendenti di italiani, tedeschi e polacchi).

Per il momento il fenomeno è prevalentemente limitato agli ambienti studenteschi, ma già ci sono i primi contatti con alcuni Sindacati e con il Movimento “Sem Terra”. Purtroppo l’MST ha forzato la mano, convocando uno sciopero generale per Venerdì 11/11. Temo che sarà un flop, perché la gente comune non è ancora preparata per un evento di queste dimensioni; infatti, qui in Brasile non c’è mai stato uno sciopero generale nel vero senso della parola, con una paralizzazione dell’intero Paese. Se venerdì sarà uno di quegli scioperi annunciati, ma non riusciti, potrebbe alimentare lo svuotamento di senso di questo strumento. Purtroppo l’MST, viziato di qualche residuo leninista, pensa che basta far schioccare la scintilla, che tutto il Paese s’incendierà; ma in questo momento ancora non ci sono le condizioni.

A mio avviso sarebbe più proficuo se gli studenti e i vari Movimenti sociali facessero un lavoro capillare e personale di sensibilizzazione e coscientizzazione della gente comune. Infatti più o meno tutti sono coscienti della perversità e delle conseguenze della linee di politica economica del Governo. Si tratta di coagulare questo rifiuto in grandi manifestazioni popolari (camminate, comizi), che diano al Potere le dimensioni del rifiuto popolare. Al tempo stesso, un’articolazione nazionale del Movimento, impedirebbe al Potere di stroncare i centri pensanti della rivolta. E sì, questo è il grande pericolo, che, di fatto, è già in corso. Infatti sto ricevendo continue notizie dal Sud del Brasile, denunciando invasioni brutali della Polizia in varie Scuole occupate ed in particolare in un Centro di referenza dell’MST, il Centro di Formazione “Florestan Fernandes”, che è, di fatto, il “cuore pensante” dell’MST. Tra l’altro è bene che si sappia, che il Governo falsamente popolare della Presidente Dilma, lo scorso anno, con il pretesto della lotta al terrorismo islamico (sic), ha varato una Legge antiterrorismo, che, di fatto, serve per criminalizzare e opprimere i Movimenti popolari.

Pur sapendo dei molti problemi che affliggono l’Italia e l’Europa, approfitto di questa lettera per chiedervi uno sforzo nel seguire e divulgare lo sviluppo della situazione brasiliana.

 

Pe. Marco

http://www.franciscanossantacruz.org.br/noticia/nota-da-cnbb-sobre-a-pec-241-28102016-081728

 

http://www.brasil247.com/pt/247/bahia247/263004/Arcebispo-de-Salvador-se-revolta-contra-PEC-241.htm

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