
Caro Tommaso,
ancora una volta siamo invitati a riascoltare il bellissimo racconto del tuo primo incontro con Gesù risorto. Cosa non si è scritto e soprattutto cosa non si è detto su di te, uomo di poca Fede!
Purtroppo, noi siamo ancora prigionieri dei nostri schematismi occidentali, che vorrebbero rinchiudere Dio nelle “idee chiare e distinte” della nostra razionalità. E così, ti abbiamo trasformato in uno scettico, o un agnostico ante litteram. Anche in questi giorni, durante una meditazione tra persone tutte consacrate, il problema ruotava tutto attorno all’al di qua e l’al di là, tra ciò che si vede e ciò che non si vede, tra l’accettazione o meno di una vita oltre la morte biologica.
Ma tu, da buon giudeo praticante, questi problemi li avevi già risolti da tempo; almeno dai tempi eroici dei Maccabei, quando la lotta di liberazione dalla dominazione ellenistica era sostenuta dalla certezza di una risurrezione dopo la morte fisica.
Invece, il tuo dubbio è ben più profondo e radicale, segno di una Fede autentica e genuina, che non poteva e non doveva negare a Dio, al Signore, al Trascendente, ciò che gli è dovuto: l’Onnipotenza, l’Assolutezza, l’Onniscienza, l’Infinitezza, la piena e totale Libertà d’azione. Questo Dio, queste dimensioni del divino, non potevano permettere che Gesù finisse sulla croce. Come mi diceva onestamente un ragazzo mussulmano il giorno di Pasqua, se realmente era Figlio di Dio, il Padre non l’avrebbe mai lasciato morire in croce.
Ebbene, caro Tommaso, nel tuo dubbio radicale e sincero hai vissuto per primo ciò, che schiere di uomini e donne lungo i secoli hanno vissuto e vivranno, ogni volta che vorranno rinchiudere Dio dentro i loro schemi mentali e le loro precomprensioni del rapporto tra Dio e il mondo.
Ma Dio è Dio per fortuna ed è più grande dei nostri schemi e dei nostri dubbi più o meno metodici. Lui non ci chiede una fede cieca, come purtroppo si dice, perché il nostro domandare è dono Suo e non ce lo avrebbe concesso, se fosse una cosa negativa.
Ciò che invece a noi manca di solito è l’Umiltà, la consapevolezza di avere “i piedi per terra”, immersi nell’humus. Questa caratteristica ci radica sempre dentro uno spazio ed un tempo. In altre parole ci fa piccoli e limitati. Dentro questi limiti, come potremmo mai incontrare e conoscere l’Assoluto e l’Infinito? Solo riconoscendo i segni e le testimonianze della Sua presenza, senza poter mai avere alcun controllo e dominio su di Lui.
Ecco allora, caro Tommaso, che solo ora capisco il senso e la ragionevolezza del tuo dubitare! Sì, perché la croce di Gesù era e continua ad essere la risposta più tragica dell’umano a Dio, degli uomini e delle donne, che non lasciano a Dio la possibilità di parlarci come meglio crede, anche se noi non ne comprendiamo il senso, o vorremmo continuamente “aggiustargli il tiro”.
Il tuo dubbio Tommaso non riguarda innanzitutto l’Al di là, bensì l’al di qua, questa nostra vita terrena, che facciamo fatica a viverla come Gesù di Nazareth l’ha vissuta. Sì, anche noi come te intuiamo che Lui ha ragione, che vivendo come Lui, Gesù, il mondo sarebbe migliore e le cose andrebbero meglio. Per questo motivo riconosciamo, che Gesù è la Parola definitiva del Padre per noi, per tutta l’umanità.
Ma dentro questa certezza si annida anche il paradosso, che noi non riusciamo a sostenere: perché allora Gesù ed il suo Vangelo non s’impone tra gli umani? Perché, quando il Vangelo si è realizzato in Gesù ed in chi cerca di seguirlo, il resto dell’umanità lo ha rifiutato e continua a rifiutarlo tragicamente? Qui e solo qui sta il tuo dubbio Tommaso ed io lo condivido pienamente: se il Padre vuole che viviamo come Gesù di Nazareth, perché non fa in modo, che questa forma di vita abbia successo, sia quella vincente? Sarà poi vero che Lui, il Padre, vuole veramente che prendiamo il Vangelo e solo il Vangelo sul serio, fino in fondo, anche se il mondo continuerà a metterci in Croce?
La Risurrezione di Gesù di Nazareth è l’unica definitiva risposta che il Padre ci dà…
Pe. Marco
