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Timothy

Posted on 30 Ottobre 202631 Ottobre 2026 By admin Nessun commento su Timothy

Timothy (nome di fantasia) è un adolescente della provincia di Lecco, nato in Libia da due normalissimi genitori africani, che sognavano di dare un futuro migliore ai loro figli. A due anni, suo malgrado, ha dovuto fare la tragica attraversata del Mediterraneo a bordo di un barcone. A differenza di molti suoi coetanei, a lui andò bene. Ha passato i suoi primi 10 anni in Italia in uno sperduto paese dell’Irpinia, dove a malapena ha imparato a leggere in italiano; mentre il papà si spaccava la schiena, raccogliendo ogni tipo di verdura per i nostri supermercati a € 3,00 all’ora. Nel frattempo sono arrivati altri due fratellini e lui deve aiutare la mamma nel ménage familiare.

In queste condizioni di mera sopravvivenza, il papà comincia a tormentarmi, perché possa trovargli un lavoro migliore qui al Nord. Riesco a trovarglielo, ma grazie alla meravigliosa “flessibilità renziana”, decidiamo che non è bene trasferire anche la famiglia qui, per non ritrovarsi sul lastrico dalla mattina alla sera. Risultato: Timothy rimane per un anno e mezzo in Irpinia con mamma e fratelli, mentre il papà è qui a guadagnarsi il pane per tutti.

Finalmente il papà, anche grazie alle mie pressioni, viene assunto con un contratto indeterminato. Dopo mesi di ricerca esasperante, perché i migranti devono lavorare a testa bassa, ma non meritano una casa dignitosa, alla fine troviamo un appartamento in affitto di circa 70 mq a € 550,00 al mese più le spese per riscaldamento ed altro. Nel frattempo, per celebrare questa grande “conquista” arriva il quarto figlio, che nasce con la sindrome di Down.

La prima volta che sono andato a visitarli, Timothy è stato fatto accomodare in corridoio, mentre io seduto su un letto parlavo con la mamma. Il tavolo della cucina può accogliere quattro persone. In che condizioni studino Timothy e i suoi fratelli, solo Dio lo sa.

Appena arrivato qui al Nord, inserito in una Seconda Media, non riesce a seguire le lezioni, perché il suo livello scolastico è nettamente più basso. Mentre comincia a sondare il territorio, frequenta anche ragazzi italiani con un background simile al suo. A scuola comincia a farsi rispettare, facendo leva sul suo fisico più strutturato rispetto ai suoi coetanei. Arrivano le prime segnalazioni ai genitori e il papà mi chiede aiuto sul da farsi. Dopo qualche messe di fatica, per il momento il pericolo sembra rientrato. Nonostante la bocciatura in Terza Media, ripetendo l’anno, riesce a conseguire la Licenza Media ed ora frequenta una scuola professionale, sognando di poter entrare nella stessa ditta del padre.

Nel Comune dove risiedono, il sindaco e la sua giunta hanno deciso, che per i migranti, venuti a scroccare i nostri soldi, neanche un Euro verrà speso. Così si preferisce lasciare andare in malora un grande appartamento Aler, piuttosto che darlo a questi neri…

Siccome “alla Sapienza è resa Giustizia dalle sue stesse opere”, qualche mese fa il papà ha avviato le procedure per richiedere il Permesso decennale, avendone conseguito il diritto. Ebbene, l’addetto comunale non ha potuto rilasciare l’abitabilità dell’appartamento, perché sovraffollato rispetto ai requisiti legali. Risultato: non potrà richiedere tale Permesso e continuare con la precarietà dei Permessi temporanei.

Timothy, abitando lontano da Milano, probabilmente non ha mai pensato di partecipare alle manifestazioni studentesche di questi giorni, che, per amor di cronaca, non sono contro le forze dell’Ordine, bensì contro il caro vita, l’ingiustizia sociale, il riarmo e le scuole fatiscenti. Forse, per qualche coincidenza provvidenziale, per la presenza determinata del padre, l’accompagnamento mio e della Caritas locale, forse lui non spaccherà mai una vetrina di Decathlon. Forse, ed è auspicabile, indirizzerà meglio la sua rabbia per tutta questa violenza culturale e sociale, che ha sofferto finora.

Una cosa è certa: la narrazione dei dominatori ed i loro potenti mezzi di comunicazione non parleranno mai del suo dolore e delle sue privazioni, come di quelle delle decine di migliaia di ragazzi, che stanno protestando in questi giorni. No, il loro dolore e la loro sofferenza non va raccontata, né tanto meno ascoltata.

Se però qualcuno di loro, in un raptus d’irrazionalità, scarica la sua rabbia e la sua frustrazione su una “fragile” vetrina di Nike, o di Armani, allora sì, bisogna amplificare oltre misura il rumore di quella distruzione, perché altra e più spietata violenza si scateni su questi adolescenti. Ma la loro unica colpa è di denunciare l’ingiustizia strutturale, alla quale noi, loro nonni e padri, ci siamo codardamente assoggettati, a tal punto da non osare neanche più parlare di una società diversa, più umana, egualitaria, più giusta e fraterna.

E allora mettiamoli a tacere questi adolescenti, immaturi e irriverenti, perché in realtà questa voce della nostra stessa coscienza ci è divenuta insopportabile…

Pe. Marco

Meditando con don Marco

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