
Ultima lettera del Beato Mazzucconi al Superiore del PIME 16/08/1855
“Domani mi metterò a bordo e sabato, dopodomani, sarò già in alto mare alla volta di Woodlark. Quest’anno, quando mi trovavo in mare per venire a Sidney, il mercoledì della settimana santa, ci sorprese un uragano che ci ruppe le vele, le corde e la metà superiore di un albero; poi ci spinse ad errare per il mare senza direzione e con poca speranza, per quattro giorni, finché il sole di Pasqua risplendette come una cosa nuova sopra di noi, e noi eravamo veramente come risuscitati.
Ebbene quel Dio che mi salvò allora, sarà con me anche in questo viaggio, e se io non l’abbandono, Egli vuole essere con me sempre, e finché Egli è con me tutto ciò che mi può accadere sarà sempre una grazia, una benedizione di cui lo dovrò ringraziare. Se nel pericolo Egli vorrà ritirarsi, o farà mostra di dormire sulla punta della nave io, come gli Apostoli, andrò a svegliarlo e a fargli vedere il mio pericolo. Che se poi non volesse ascoltare, gli dirò: Signore comanda che io venga a te, e la mia anima camminerà sulle acque, andrà ai suoi piedi e sarà contenta per sempre.
Non so cosa Egli mi prepari di nuovo nel viaggio che incomincia domani; so una cosa sola, se Egli è buono e mi ama immensamente, tutto il resto: la calma e la tempesta, il pericolo e la sicurezza, la vita e la morte, non sono che espressioni mutevoli e momentanee del caro Amore immutabile, eterno. Sì, miei cari, abbiamo un altro paese, un’altra patria, un regno dove ci dobbiamo ritrovare tutti, dove non vi saranno più separazioni né partenze, dove i dolori ed i pericoli passati non serviranno che ad aumentare la consolazione la gloria.”
In questi giorni prossimi alla Settimana Santa mi è stato chiesto un breve commento per questa lettera, che per me è una vera e propria Grazia nel senso cristiano del termine. Confesso la mia trepidazione, nel commentare questa che è l’ultima lettera scritta da Giovanni Mazzucconi prima di subire il martirio. Letta dopo il tragico evento, potrebbe dare l’impressione che lui cercasse quella morte violenta. Invece, se proviamo a fare mente locale e ad immaginarci la situazione in cui si trovava, da questa lettera possiamo capire quell’affermazione tipica della nostra Fede: la Grazia del martirio.
Infatti, questo scritto attesta inequivocabilmente, che Giovanni non cercava la sofferenza, o la morte fisica, per disprezzo della Vita. Al contrario, la sua esperienza totalizzante con Gesù di Nazareth lo portava a relativizzare qualsiasi ostacolo, pur di far incontrare Gesù a chi non lo conosceva ancora. Qui sta anche il senso profondo di quella domanda di San Paolo: “Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?”. Ebbene questa è semplicemente la nostre Fede cristiana, a cui ciascuno di noi dovrebbe tendere.
Un uomo, o una donna, che sia Paolo, Giovanni Mazzucconi, Oscar Romero, quando giunge a questo legame, a questa dipendenza da Gesù, non ha altro desiderio nella Vita, se non condividere la Grazia della comunione con Lui con chiunque incontri sulla sua strada, sia essa un sentiero di Woodlark, o una qualsiasi via delle nostre città e dei nostri paesi…
Tutto il resto diventa secondario, se siamo suoi discepoli…
Durante questa Settimana Santa penso che potremmo chiedere questa Grazia per la nostra vita…
d. Marco
