Mi chiamo Adico Jean Marie Anoh, originario della Costa D’Avorio. Sono nato il 20 ottobre 1965, nel villaggio di N’gokro, situato a 20km dalla capitale Abidjan. Sono nato da una famiglia cristiana, mio padre era catechista. Ho fatto i miei studi primari, secondari e superiori in Costa D’Avorio.

Dal 1986 al 1988 per mancanza di mezzi economici da parte dei miei genitori, ho interrotto gli studi per due anni. Nel 1989, ho detto ai miei genitori che volevo andare in seminario. Visto che mio padre era catechista, fu molto felice per questa notizia, così come lo fu mia mamma. Una domenica, mio padre parlò di questo fatto al prete, che aveva appena celebrato la messa. Era un sacerdote italiano della Congregazione di don Luigi Orione.

Nel 1990 entrai in questa congregazione. Ho passato tre anni con loro. E come tutti sappiamo la questione della vocazione non dipende dalla nostra volontà personale, è una vera chiamata di Dio, una scelta divina irrevocabile a prescindere da qualunque sia il nostro stato sociale. Per questo motivo nel 1993, non potendo raggiungere tale obiettivo, mi sono detto che quello non era il mio posto.

Ma possiamo servire Dio non solo essendo sacerdoti; infatti ciascuno di noi ha ricevuto un dono da Dio. Abbiamo un ruolo primordiale da svolgere nella famiglia cristiana per diffondere la buona novella, che è il Vangelo.

Fu così che nel 1993, precisamente il 1° aprile, decisi di raggiungere mio fratello maggiore che si trovava già in Italia, a Palermo.

In Sicilia devo riconoscere che non ho sofferto troppo, come invece succede ora ai migranti.

Dato che mi esprimevo un po’ in italiano, ciò èstato un vantaggio per me e ho avuto un lavoro dopo tre mesi. Questo lavoro consisteva nel tenere compagnia ad un uomo anziano che viveva da solo. Ho fatto questo lavoro per tre anni in clandestinità, senza documenti.

Nel 1996 il governo Silvio Berlusconi emanò un Decreto Legge per la regolarizzazione di tutti coloro che risiedevano sul territorio italiano, avendo fatto almeno tre anni di lavoro con prove a sostegno. Ed è così che il mio datore di lavoro mi ha messo in regola di fronte all’autorità italiana.

Dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno, sono andato nel mio Paese natale a rivedere i miei genitori, che mi mancavano tanto e gli amici che avevo lasciato cinque anni prima. La nostalgia per il nostro Paese natale è qualcosa di irresistibile, anche se il Paese ospitante mette tutto a nostra disposizione,

Essendo al sud (Palermo) e vedendo che non avevo garanzie dal punto di vista lavorativo, ho deciso di cambiare il posto in cui vivere, avventurandomi al Nord, dove il lavoro è più stabile. Ciò consente la preparazione alla pensione e l’integrazione nella società, per portare anche i nostri valori tradizionali e culturali, quelli che abbiamo ricevuto in Africa.

Dal 1998 al 2023, devo dire che Dio ha fatto molto per me a livello familiare. Ho una vita stabile e per questo continuo a glorificare il Signore per tutti i suoi ??benefici dai quali traggo sempre vantaggio gratuitamente.

Come tutti sappiamo, lasciare il proprio Paese natale per una destinazione lontana e sconosciuta non è una cosa facile, soprattutto per il clima diverso dal nostro, per la lingua, per i valori culturali e l’integrazione. Tutte queste cose rappresentano enormi difficoltà, che lo straniero immigrato incontra nel Paese ospitante.

Tutto questo diventa più sopportabile, nonostante le numerose difficoltà a cui dobbiamo far fronte, se mettiamo Dio al centro di tutte le nostre azioni, rispettando le leggi del paese, che ci offre questa ospitalità.

Arrivato al nord, il mio primo lavoro è stato di falegnameria e l’ho fatto per due anni, dal 1998 al 2000; considerato il viaggio che facevo da Milano a Lecco, mi sono trasferito in provincia di Lecco per un altro lavoro che ho svolto dal 2000 sino ad oggi, in un’azienda, dove realizziamo cerniere per mobili e alcune parti per automobili. Nel 2019 nella mia parrocchia di AIRUNO, paese in cui risiedevo, ho partecipato ad attività religiose come il Consiglio parrocchiale ed il Coro, che è stato per me un momento indimenticabile e meraviglioso.

Attualmente sono Segretario della Comunità Cattolica Africana francofona di Lecco.

Nel 2021 mi sono trasferito a Lecco, nel quartiere di San Giovanni, e mi sono unito al Coro per dare il mio contributo cristiano a questa parrocchia.